Il Tirreno

Lucca

Bocciato da Legambiente l’impianto di Salanetti

di Nicola Nucci
Bocciato da Legambiente l’impianto di Salanetti

«La carbonizzazione è una tecnologia sconosciuta nel vecchio continente» Per gli ambientalisti Capannori rischia di diventare una cavia europea

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CAPANNORI. Un coro di no all'impianto di biocarbonizzazione a Salanetti. Dopo il comitato Torretta Ambiente Porcari intervengono anche Legambiente Capannori e il comitato di Zone.

«Capannori si troverebbe a subire le conseguenze di un impianto sconosciuto in Europa quanto a tecnologia e impatto ambientale. Sarebbe una cavia europea», attacca Legambiente. «Sembra paradossale considerare innovativo e sostenibile un impianto che produrrà ogni anno ben 16.000 tonnellate di lignite. Sappiamo che si tratta di un carbone di bassissima qualità. Capannori indietro all'era della carbonizzazione?».

L'aspetto più preoccupante del progetto industriale, per gli ecologisti, è quello dell'impatto ambientale: «Che fine faranno le sostanze inquinanti presenti nei materiali di carico? Saranno emesse in atmosfera o rimarranno intrappolate nel prodotto finito a causa delle basse temperature utilizzate? Gli enti di competenza (Arpat e Asl) devono sciogliere i profondi dubbi sul punto».

Legambiente Capannori nutre altre perplessità sull'impianto: «Tra i rifiuti immessi nel nuovo impianto, assieme ai rifiuti solidi urbani (umido da raccolta differenziata), sfalci e scarti organici continuano a figurare anche i fanghi di acque reflue industriali. In Europa esiste solo un altro impianto di carbonizzazione idrotermale, in Spagna, ma i rifiuti sono esclusivamente bucce d'arancia. Questo è quanto emerge anche da uno studio condotto dall'Università di Pisa su un campione di potature e verde: il giudizio dell'ateneo Pisano è molto cauto e generico». Altra rilevante criticità per Legambiente riguarda il trasporto dei rifiuti e delle merci: «Le dimensioni dell'impianto a regime sono finalizzate allo smaltimento di ben 60mila tonnellate di rifiuti. Capannori produce rifiuti organici per circa 6-8mila tonnellate ogni anno. Questo significa che i rifiuti necessari per alimentare l'impianto dovranno essere trasportati da altri comuni italiani, con una previsione quotidiana di almeno 20/30 autotreni al giorno per entrare ed uscire nell'area industriale di Salanetti. Immaginiamo le ricadute dal punto di vista dell'inquinamento atmosferico, in un'area, la piana di Lucca, che sta cercando di combattere i continui sforamenti delle emissioni di Pm10 e Pm 2,5».

Capannori si trova, inoltre, all'interno del programma Ato Costa Toscana per la raccolta e gestione dei rifiuti, «in cui è previsto la realizzazione di impianti pubblici di compostaggio. Ad oggi senza un'alternativa ambientalmente sostenibile. L'impianto sarà realizzato in un edificio industriale esistente, con la prevedibile produzione di forti emissioni odorifere, visto il sistema di scarico meccanico dei rifiuti in vasca aperta. Le maleodoranze determineranno l'aumento del degrado di tutta l'area circostante, non distante da abitazioni, corti, centri urbani. Ci opponiamo con forza non solo alla realizzazione dell'impianto, ma persino al procedersi dell'iter autorizzativo. Non serve la Via per stabilire che quest'impianto avrà effetti negativi» conclude Legambiente.

Sulla stessa linea il Comitato di Zone: «Nell'area di Salanetti e dintorni sono già concentrate numerose attività che trattano rifiuti (due piattaforme Ascit, Valfreddana Recuperi, cartiere) e pertando la realizzazione di quest’impianto aumenterebbe di molto la criticità del sito dal punto di vista dell'inquinamento atmosferico».

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