Sicurezza
Omicidio Sodini, il 9 marzo l’udienza davanti al gup
LUCCA. Uccise con premeditazione il suo capo reparto perché nella sua mente obnubilata si era convinto che lui lo aveva tradito e avrebbe contribuito al licenziamento dal lavoro di...
LUCCA. Uccise con premeditazione il suo capo reparto perché nella sua mente obnubilata si era convinto che lui lo aveva tradito e avrebbe contribuito al licenziamento dal lavoro di caldaista in cartiera dopo la scoperta di alcuni furti di materiale di scarso valore. In realtà nessuno voleva licenziare Massimo Donatini, 43 anni, operaio della Cartiera Lucchese arrestato il 7 aprile 2015 per l’omicidio di Francesco Sodini freddato sotto casa con 13 colpi di pistola. A undici mesi dall’omicidio il 9 marzo prossimo di fronte al capo dei giudici dell’udienza preliminare Giuseppe Pezzuti sarà ripercorsa la dolorosa vicenda e il destino del caldaista - difeso dagli avvocati Fabrizio Ungaretti e Ornella Da Tofori - verrà deciso con rito abbreviato che consente lo sconto di un terzo della pena. Il sostituto procuratore Antonio Mariotti - che ha chiesto il rinvio a giudizio nei confronti dell’omicida - rappresenterà la pubblica accusa nell’udienza camerale. Durante tutto il periodo di carcerazione preventiva l’imputato non ha mai chiesto un’attenuazione della misura cautelare dal carcere ai domiciliari. Lui, reo confesso, vuole scontare la pena e chiede soltanto di poter lavorare durante il periodo detentivo. Il vizio parziale di mente è l'elemento su cui ruota l'intera vicenda. Le valutazioni del perito della pubblica accusa e quelle del consulente della difesa di Donatini sono assai simili, per non dire coincidenti, su un punto. Quello legato alla capacità d'intendere e di volere dell'assassino al momento di compiere il delitto. Per entrambi l'ex caldaista Lucart sarebbe affetto da semi infermità: nel momento in cui agiva non comprendeva il significato delle proprie azioni. Vittima di una sorta di assoluto scompenso rispetto alla realtà. (l.t.)
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