Sicurezza
Fabbriche, referendum sul nome
Domani alle urne gli 800 abitanti. Polemico Boggi (Pd)
FABBRICHE DI VERGEMOLI. Domani, come una normale domenica di voto, circa 800 residenti nel comune di Fabbriche di Vergemoli saranno chiamati a scegliere la nuova denominazione dell'ente, e il nuovo stemma comunale. Oppure, tra le opzioni, mantenere l'attuale status quo. Sei i possibili nomi da barrare, e cinque i loghi da scegliere per le nuove bandiere istituzionali. Un passaggio, quello referendario, voluto dal sindaco Michele Giannini e approvato da tutto il consiglio comunale, minoranza compresa. Naturalmente, tutto è legato al raggiungimento del quorum: se non andranno alle urne il 50%+1 dei votanti, la consultazione non sarà valida. Ma in giro, anche se nessuno lo ammette apertamente, c'è la sensazione che l'eventuale nuova denominazione duri al massimo due anni, vista la sempre più insistente voce di accorpamenti forzati di Comuni entro il 2018. Tuttavia, la vigilia di questo voto che al momento pare appassionare poco i cittadini, non risparmia le polemiche politiche portate dall'opposizione di “Costruiamo il futuro”. Il capogruppo Nicola Boggi attacca il primo cittadino sul modus operandi della giunta: «Probabilmente per “Fabbriche di Vallico Vergemoli” opteranno tutti quei cittadini che mal digerirono al tempo della fusione l’individuazione del nome provvisorio del nuovo comune che, a detta degli allora sindaci, fu il frutto di una loro frettolosa decisione compiuta non tenendo adeguatamente conto delle aspettative e sensibilità di molti cittadini a riguardo. Sull’altro “Fabbriche di Vergemoli” si orienterà invece chi, come sembra suggerito da alcuni esponenti dell’attuale maggioranza consiliare, vorrà evitare l’avvio di un iter amministrativo che comporterebbe la necessità di un nuovo investimento sia in termini di tempo che di risorse economiche».
E poi gli strali si spostano sull'organizzazione degli eventi istituzionali: «Con grande disappunto si è registrato il susseguirsi di convocazioni per i consigli comunali promosse in orari improbabili senza effettuare mai una minima verifica preventiva circa la possibilità di poter garantire la presenza da parte del nostro gruppo consiliare, per non parlare delle commissioni “lampo”. A questa brutta abitudine, si aggiunge la scientifica azione mirata a sfuggire qualsiasi occasione di dibattito: interrogazioni non iscritte all’ordine del giorno del consiglio comunale alle quali si preferisce rispondere, o meglio non rispondere, aggrappandosi a cavilli del regolamento».
Nicola Bellanova
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