Il dolore
Case di riposo, i lavoratori «Giù le mani»
Presidio dei dipendenti a palazzo Orsetti Sindacati da Tambellini: «Incontro positivo»
LUCCA. «Giù le mani della rsa». Un centinaio di persone si sono ritrovate ieri mattina davanti al Comune di Lucca per mandare questo messaggio all’amministrazione Tambellini, colpevole (a loro dire) di aver messo a gara la gestione delle residenze sanitarie assistite della Pia Casa di Lucca (61 ospiti) e del Centro anziani di Monte San Quirico (70 ospiti), considerate da chi le “vive” due autentiche eccellenze.
Rumorosi, determinati e certi di essere dalla parte del giusto, dipendenti, volontari e clienti delle due strutture hanno voluto portare (sotto lo sguardo vigile della Digos) alle porte del Comune la propria preoccupazione per il futuro. Dal 2003 le due rsa sono gestite dalla cooperativa Kcs che è arrivata al 2016 grazie a una serie infinita di proroghe (ben 13). Così si è arrivati a una nuova gara, a cui hanno partecipato quattro cooperative: Salute di Lucca, Agorà di Arezzo, Proges di Parma e Consorzio Costa Toscana di Livorno. La coop Kcs, invece, non ha partecipato. Il motivo? I conti non tornano. Il perché lo spiegano i sindacati. Il nuovo bando – a detta loro – peggiorerà la qualità dei livelli assistenziali, trasformando le due splendide residenze in anonimi ospizi, ma soprattutto rischia di lasciare a casa 35 dipendenti sui 180 attualmente attivi nelle due strutture (gli altri verranno assunti dal nuovo affidatario). «Mancano 400mila euro – spiegano Pietro Casciani (Uil-fpl) e Michele Massari (Cgil-sp) – A pieno regime le due residenze sono in grado di garantire un introito di 3 milioni e 600mila euro ma il valore dell’appalto messo a bando dal Comune è di 4 milioni l’anno, per tre anni. Questo significa che il vincitore sarà costretto a tagliare sul personale e sui livelli di qualità dell’assistenza».
Mentre Casciani e Massari salgono a palazzo Orsetti per interloquire con il sindaco Alessandro Tambellini e l’assessore Ilaria Vietina, fuori continua il can-can dei manifestanti: «Il sindaco non pensi che per noi sia stato facile portare fuori di casa i nostri cari – spiega Giovanna, insegnante – Io non potevo badare a mia zia di 86 anni, malata di Alzheimer e così mi sono rassegnata all’idea di affidarla a una struttura. All’inizio ero molto preoccupata ma ora, dopo 5 anni, posso dire che a Monte San Quirico mia zia ha trovato una nuova famiglia. Anche io ne faccio parte visto che vado ogni giorno a farle visita. A causa della malattia non mi riconosce, ma basta guardare la sua espressione sorridente per capire che sta bene. Ora però, sono preoccupata: temo che con questa riorganizzazione le cose cambieranno». Finito l’incontro con i vertici dell’amministrazione, i sindacalisti scendono di nuovo in piazza e ne illustrano l’esito: «Confronto interlocutorio ma soddisfacente. Il Comune si è detto disponibile a investire nuove risorse (300mila euro) sulle politiche per gli anziani. Vogliamo capire bene di cosa si tratta: ci ritroveremo e ne parleremo».
Nel pomeriggio, intanto, si è tenuta un’assemblea pubblica alla Pia Casa. Un’assemblea molto partecipata: oltre 200 i presenti e numerosi gli interventi, talvolta toccanti, di volontari, dipendenti e ospiti delle rsa. Alla fine i sindacati hanno deciso di proseguire lo stato di agitazione: sabato si terrà un volantinaggio al mercato dei Bacchettoni.
Alla fine dei giochi questa è la situazione: i sindacati chiedono il ritiro del capitolato di gara e l’annullamento del bando per la gestione delle due rsa. Il Comune difficilmente accetterà: vi sarebbero serie conseguenze giuridiche. Per salvaguardare i 35 dipendenti che rischiano il posto con molta probabilità si cercherà una soluzione diversa. Lo scenario più realistico è quello di un bando per affidare a un nuovo soggetto progetti per 300mila euro legati agli anziani che trascorrono la vecchiaia in famiglia. Ad esempio, Viaggi, incontri e iniziative legate al cosiddetto “invecchiamento attivo”. Il capitolato dovrebbe contenere una clausola per l’assunzione dei dipendenti perdenti posto della Kcs. Un’architettura complessa e tutta da costruire, ma che ha già un precedente: il bando per la gestione delle cure intermedie al Campo di Marte.
«È un’ipotesi molto complessa – spiega Pietro Casciani – Occorre ricordare che il Comune ha già messo a gara il servizio di assistenza domiciliare e la questione è finita sul tavolo del Tar, che si pronuncerà il prossimo aprile. Un nuovo bando per progetti specifici? Vedremo. Di sicuro non lasceremo a piedi i nostri lavoratori».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
