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Si apre la diga, allevamenti in crisi

Si apre la diga, allevamenti in crisi

Ancora problemi per le aziende lungo la valle della Turrite

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GALLICANO. Quella diga, ormai, ha tolto i sonni di decine di persone. E ogni volta che piove a dirotto, l'incubo dell'alluvione dell'ottobre del 2013 torna nella mente degli abitanti della frazioni ai bordi della Turrite. E per gli ormai pochi imprenditori rimasti coi loro allevamenti di trote, si ripete la stessa conta dei danni, e l'annosa “incomprensione” con l'Enel, che gestisce il vicino bacino idrico di Trombacco. Anche l'altra notte, la solita storia: l'acqua che gonfia la diga, il fiume tenuto sotto scacco dai detriti, poi la decisione dell'azienda elettrica di allentare i cordoni per allentare la massa d'acqua, gonfiando la Turrite fino a livelli di guardia. Il che, per gli allevatori della zona, significa notti insonni per mettere al sicuro impianti e pesci, e soprattutto temere anche per l'incolumità dei gallicanesi che vivono a ridosso del corso d'acqua: «Come sempre, a causa dell'improvvisa e forse tardiva apertura del bacino, ci siamo ritrovati a dover mettere in salvo i nostri beni – afferma Anna Lorenzi, proprietaria dell'allevamento ittico La Jara -. Stavolta è andata bene, ma ormai siamo abbandonati da tutti». La “guerra fredda” tra itticoltori ed Enel dura da anni. Ma, nonostante i solleciti e i ricorsi, non si riesce a venirne a capo: «Nonostante l'allerta, la diga anche l'altra notte è stata aperta e la gora dei canali per gli allevamenti è stata ostruita. Queste ostruzioni portano minore pressione di acqua per l'alimentazione delle trote, e soprattutto detriti che spesso vengono ingeriti dai pesci, che quindi muoiono dopo pochi giorni. L'acqua è scura, e non sappiamo cosa troviamo dopo qualche ora, al punto che monitoriamo tutto praticamente in tempo reale. Per fortuna, stavolta non abbiamo avuto grossi danni, ma siamo preoccupati perché la Turrite spesso arriva a livello delle vasche».

Ma oltre che per le imprese, i timori sono anche per gli abitanti di Gallicano. Specialmente perché, nella zona dell'arco di S. Andrea, il corso d'acqua si restringe proprio nella zona più popolata a ridosso del centro storico: «Noi continuamente abbiamo a che fare con questo problema – afferma una proprietaria di un'azienda ittica attigua -. Due anni e mezzo fu aperta la diga di Trombacco e venne giù il mondo. Abbiamo provato a parlare con Enel, ma loro non vogliono sentire ragioni. Chiediamo che la diga venga aperta con un po' di anticipo per consentire di mettere in sicurezza l'area. Ma ci sentiamo rispondere che per ragioni di produzione di energia, questo non è possibile». Ormai, lungo la Val Turrite sul tratto che collega Gallicano al vecchio comune di Vergemoli, son rimasti solo due aziende agricole di questo settore: l'allevamento La Jara, e l'azienda “F.lli Giovannetti” che ha anche un grosso centro in Val Fegana, sulla strada per Tereglio. Un altro storico allevamento, il Rio Folle, ammainò bandiera bianca all'indomani dell'alluvione: «Nel 2013 avemmo danni per più di 80mila euro, senza avere risarcimenti».

Nicola Bellanova

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