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Carbonizzatore, i dubbi sugli odori e il traffico

Carbonizzatore, i dubbi sugli odori e il traffico

I comitati vanno all’attacco sull’impianto progettato da Creo per Salanetti «Non ci sono dispositivi sufficienti per evitare emissioni vicini ai centri abitati»

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CAPANNORI. Si scalda la temperatura intorno all’impianto di carbonizzazione proposto dalla Creo per la zona di Salanetti. A lanciare il sasso nello stagno il Comitato Torretta ambiente Porcari, a nome dei comitati ambientali di territorio che hanno preso conoscenza del progetto di Creo e che mettono in luce alcuni punti che ritengono decisivi: l’aumento di traffico, la produzione di cattivi odori e l’impatto ambientale dell’impianto. Una serie di considerazioni - spiegano i comitati - «fatte con l'aiuto di esperti nostri collaboratori».

L'impianto - ricordano i comitati - «che prevede la produzione di lignite artificiale, sostanze fertilizzanti, ed altro da realizzarsi in un capannone esistente, non costruito per una attività di trattamento rifiuti (ci auguriamo che quanto meno sia stato sottoposto ad una attenta verifica di adeguatezza) è situato nell'area industriale di Salanetti e va a collocarsi in un territorio oggi classificato ad alta pericolosità idraulica e quindi, non adatto a tale sito».

L'area di Salanetti, dicono i comitati dei cittadini, «è da sempre soggetta, per la sua conformazione topografica, ad assenza di venti che possano garantire una sufficiente diluizione degli inquinanti (che non si eliminano, semplicemente si spostano e si distribuiscono senza avere una precisa idea di quali effetti futuri saranno causa) prodotti dal sistema produttivo esistente e da un sempre maggiore intervento umano tendente all'alterazione dei naturali equilibri. Da qui l'elevato numero di sforamenti dei valori degli inquinanti, con la conseguente obbligata adozione di ordinanze, dal dubbio effetto, nel sempre più vano tentativo di arginare l'emergenza. Guidati da una logica che deve porre l'essere umano al centro di ogni vostra attenzione, riteniamo in prima istanza che un'azienda, che per il suo procedimento di lavorazione necessita di una elevata produzione di calore, per il ciclo termico a cui devono essere sottoposti i rifiuti, poco si concilia con questa realtà già fortemente compromessa e di fronte alla quale siamo sempre più impotenti. Constateremo che ulteriore aggravio ambientale sarà dato dal traffico in entrata ed in uscita dall'impianto, di cui non troviamo traccia nelle vostre analisi. Traffico crescente data la potenzialità di carico dell'impianto che pare essere ben dieci volte superiore al fabbisogno locale, dunque aumento esponenziale dei transiti provenienti da altre realtà».

Il progetto, inoltre, non conterrebbe «dispositivi sufficienti ad evitare la formazione di cattivi odori e una precisa procedura in caso di incidente, sottolineiamo che a pochi metri esistono importanti centri abitati ed importanti attività tali da far ritenere l'ubicazione del “Carbonizzatore” non idonea e dettata da indagini superficiali».

Infine, tre punti critici sottolineati dal comitato. «Non abbiamo trovato - spiegano in base a quale legge sia possibile trattare un rifiuto organico o speciale e trasformarlo in prodotti sicuri quali carboni attivi o pellet da destinare alla combustione in stufe o caminetti (ma non erano anch'essi inquinanti?) oltre a fertilizzanti che inevitabilmente entreranno nel ciclo alimentare. Inoltre, l'impianto non risulta essere nel piano provinciale dei rifiuti. Infine, vorremmo infine capire se mai sia stato sperimentato un analogo processo nel territorio nazionale».

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