Sicurezza
L’emozione speciale di Andretti «Ora sono lucchese»
Il grande pilota ha ricevuto la cittadinanza onoraria Ha vissuto in città dopo l’esodo dall’Istria
LUCCA. «Ricorderò questa giornata come una delle più importanti della mia vita e questo riconoscimento sarà custodito gelosamente insieme ai trofei più belli della mia carriera. Non mi aspettavo tanto e questo mi riempie di gioia, perché considero Lucca come una seconda patria, una città che ha significato la rinascita dopo tanto dolore e sofferenza e che porterò sempre nel cuore».
Con queste parole il pluricampione di automobilismo Mario Andretti ieri ha ringraziato il Comune di Lucca nel corso della seduta straordinaria del Consiglio Comunale, durante la quale gli è stata assegnata la cittadinanza onoraria. Visibilmente emozionato, ma con il sorriso stampato sul volto, si è concesso al bagno di folla che ha invaso l’emiciclo di palazzo Santini, scambiando abbracci e strette di mani, prima di rievocare il periodo vissuto a Lucca da esule istriano insieme alla famiglia.
Era il 1948 e gli Andretti, insieme ad oltre 1200 profughi istriani, trovarono alloggio all’ex Real Collegio che diventò una sorta di villaggio con alloggi, cucine e servizi in comune e persino la scuola elementare. Possiamo dire che da Lucca partì la carriera di Andretti, il quale mostrò subito grande interesse per i motori, dedicando il tempo libero a costruire automobiline rudimentali con vecchi carretti per poi lanciarsi con i compagni dalla discesa di San Frediano e trascorrendo ore nell’officina Andreini di via della Cavallerizza e nell’autorimessa di Sergio Seggiolini in piazza del Collegio, attratto dal fascino dei motori. E ieri sera, prima del conferimento della cittadinanza da parte del sindaco Alessandro Tambellini, la leggenda dell’automobilismo mondiale ha riabbracciato Rossana e Giulio, figli dell’amico Sergio che tenevano in mano la tuta da corsa cucita negli anni Settanta dalla mamma di Andretti e portata dal pilota durante una delle sue frequenti visite a Lucca.
Ad aprire la seduta il presidente del Consiglio comunale Matteo Garzella, il “gancio” della rocambolesca operazione che ha portato a Lucca - e stavolta non in veste anonima - il campione che ha fatto scaldare il cuore di tre generazioni, conquistando i podi più importanti del mondo. «Questo riconoscimento, ha detto, è il nostro ringraziamento ad uno dei figli adottivi più illustri di Lucca ma, allo stesso tempo, vuole essere il simbolo del riscatto della comunità istriana che, superando tante difficoltà, seppe costruirsi una nuova vita e inserirsi nel tessuto sociale».
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