Il Tirreno

Lucca

Case di riposo, i familiari degli ospiti: «La gara va annullata»

di Federica Scintu
Case di riposo, i familiari degli ospiti: «La gara va annullata»

In un documento inviato alle istituzioni spiegano le loro ragioni e si schierano accanto ai lavoratori della Kcs e ai sindacati

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LUCCA. Una gara d’appalto che proprio non piace, che fa paura non solo ai lavoratori e ai sindacati. Anzi. Si fa sempre più folta la schiera di oppositori alla decisione dell’amministrazione comunale di affidare in concessione la gestione dei servizi e delle infrastrutture della Pia Casa e del centro anziani di Monte San Quirico. A fare la voce grossa, questa volta, sono i familiari degli ospiti delle due case di riposo e le associazioni di volontariato e di tutela e promozione dei diritti, che si affiancano alla richiesta dei dipendenti della cooperativa bergamasca Kcs (che da tre anni gestisce l’assistenza delle due residenze sanitarie) e dei sindacati di «annullare la gara d’appalto».

La protesta è veicolata da un documento sottoscritto dai familiari stessi e indirizzato non solo al Comune di Lucca, che ha bandito la gara, ma anche alla Regione Toscana, ai deputati e senatori eletti nella provincia di Lucca, Andrea Marcucci, Stefania Giannini, Manuela Granaiola e Raffaella Mariani, al prefetto, al presidente della Provincia, Luca Menesini e all’Ausl Toscana Nord.

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Il documento mette in evidenza tutte le criticità che, secondo i firmatari, la modifica delle modalità di gestione delle due case di riposo comporterà, dalla qualità del servizio offerto alle condizioni di lavoro dei dipendenti. «L’alternativa deliberata dal Comune di Lucca non garantirà il mantenimento degli attuali livelli assistenziali - scrivono i familiari degli ospiti in una nota - considerati un riferimento di qualità ed eccellenza. Con le scelte operate dall’amministrazione comunale, che nei due incontri coi familiari si è mostrata sorda a ogni ragionevole richiesta, si rischia di trasformare la comunità assistenziale in “ospizio”, inteso come luogo di mera sopravvivenza e attesa del fine vita, cancellando le conquiste e gli investimenti effettuati negli ultimi 20 anni».

Cosa non funziona secondo i firmatari. Nel documento inoltrato alle istituzioni, i familiari esprimono diverse valutazioni negative sia nei confronti dell’atteggiamento tenuto dall’amministrazione comunale, accusata di «non aver informato direttamente e consultato i destinatari dei servizi in relazione alle scelte effettuate», sia per la modalità “in concessione”, che secondo loro «non garantisce il mantenimento degli attuali livelli assistenziali, dismettendo un patrimonio di competenze detenute dal “pubblico” a favore dell’esternalizzazione verso il privato».

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Poi c’è il nodo dei criteri posti alla base della gara d’appalto che, sempre secondo i firmatari, «non mirano in alcun modo alla qualità del servizio ma alla maggiore remunerazione economica per l’amministrazione comunale». La contestazione in questo caso riguarda le modalità di valutazione dei progetti che, secondo i firmatari, privilegiano l’offerta economica a discapito di quella qualitativa. «Il punteggio assegnato al progetto tecnico che “vale” 70 punti - si legge nel documento - mentre il potenziamento dei livelli di servizio rispetto ai minimi di legge sarà valutato al massimo con 10 punti». Contestata da parte dei firmatari anche la riduzione delle rette per le quote sociali passata da 63 euro al giorno a 53 euro al giorno. In merito a questa diminuzione di prezzo, i familiari degli ospiti delle rsa ritengono infatti che «in realtà andrà tutto a vantaggio dell’amministrazione comunale che si troverà a pagare cifre notevolmente inferiori per concorrere alla copertura delle quote degli ospiti indigenti a scapito dei servizi offerti e in discordanza rispetto ad altre quote richieste in altre rsa presenti nella Piana».

Cosa chiedono i firmatari. Diverse le istanze avanzate dai familiari all’interno del documento. Molte di queste vanno nella direzione di un miglioramento del servizio offerto, altre puntano alla difesa del dei corretti rapporti con le associazioni di volontariato e della salvaguardia delle relazioni sociali di “caregiver”, ovvero del lavoro di cura. Nello specifico ad esempio, i familiari chiedono «il mantenimento dell’assistenza infermieristica sulle 24 ore per tutti i giorni dell’anno» ma anche «il mantenimento della presenza di un referente comunale in struttura per lo svolgimento delle attività di vigilanza e controllo». E ancora. Forse la più impellente, visto che i tempi stringono, «l’apertura di un tavolo di concertazione fra tutte le parti interessate con funzione di informazione e consultazione circa le scelte da effettuare».

Ma intanto venerdì 12 febbraio si preannuncia una giornata di agitazione col mondo delle rsa che scenderà in piazza per chiedere l’annullamento della gara. L’appuntamento è alle 11 in via Santa Giustina e nel pomeriggio, alle 17, con l’assemblea pubblica alla Pia Casa.

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