Il Tirreno

Lucca

Preso dopo 16 giorni il pirata della strada

di Luca Tronchetti
Preso dopo 16 giorni il pirata della strada

Dipendente di un market torna sul luogo dell’incidente e finisce nei guai per omicidio colposo e omissione di soccorso

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ALTOPASCIO. La legge sull’omicidio stradale non è ancora entrata in vigore. E le norme attuali non consentono l’arresto in differita specie se l’indagato ammette di aver commesso un certo tipo di reato di fronte a un pubblico ufficiale. Così 16 giorni dopo l’incidente costato la vita a Mauro Ruffo Gianneschi, 84 anni, ex corridore ai tempi di Coppi e Bartali, investito mentre attraversava la strada da uno scooter il cui conducente si ferma, si volta e poi prosegue senza prestare soccorso, l’autore del delitto torna a ripercorrere la stessa strada, alla stessa ora dell’investimento e con la stessa motoretta, lo stesso casco e lo stesso giubbotto arancione catarifrangente. Si tratta del dipendente di un supermercato, 34 anni, residente con i genitori sulla via Romana ad Altopascio non troppo distante dall’abitazione della vittima che, almeno di vista, conosceva. Stavolta c’è qualcuno che lo aspetta e lo ferma: la polizia municipale di Altopascio guidata dall’ex vice comandante Italo Pellegrini. Il dipendente del supermarket è indagato per omicidio colposo, fuga e omissione di soccorso.

La confessione. «Perché mi avete fermato?» domanda preoccupato il dipendente del market. «Devi dircelo tu il motivo» gli risponde secco il vigile urbano che gli aveva imposto di fermarsi arrestando il ciclomotore Piaggio Liberty nero, lo stesso immortalato dalla telecamera al momento dell’incidente costato la vita a «Lo Scoiattolo» soprannome di Gianneschi al Giro d’Italia d’inizio anni Cinquanta. Il giovane ci mette pochi minuti a capire di essere stato scoperto e ad ammettere: «Sì, sono stato io. Ma non volevo uccidere nessuno. Quando l’ho visto a terra ho avuto paura e me sono andato». Viene accompagnato al comando dei vigili urbani di Altopascio. Sono le 19,10 di venerdì sera. La stessa ora del 21 gennaio quando a Chimenti fu investito il pedone che morirà dopo un intervento chirurgico alla testa all’ospedale di Cisanello senza più riprendere conoscenza. Il vice comandante Pellegrini avverte il magistrato di turno, Aldo Ingangi, e provvede al sequestro dei corpi di reato: il ciclomotore con installato un parabrezza (i documenti erano in regola: veicolo assicurato e revisionato), il casco integrale scuro e il giubbotto arancione simile a quello usato dal personale nei cantieri stradale, lo stesso che indossava al momento del tragico investimento. La custodia cautelare in carcere o gli arresti domiciliari? Per il codice penale sarebbero una forzatura. Perché sono passati 16 giorni dall’incidente e ammettendo l’addebito non sussistono più gli elementi della carcerazione preventiva: pericolo di fuga, reiterazione del reato, inquinamento probatorio. Il dipendente del market risponderà dell’addebito davanti al giudice e rischia una pena che arriva a un massimo di 5 anni (ma lui è incensurato: usufruendo di un rito alternativo se la caverà con una pena uguale o inferiore ai 2 anni). Attualmente ha nominato un legale di fiducia mentre il padre del giovane, ascoltato dalla polizia municipale, ha chiarito che il giovane soffre di una sindrome depressiva.

Le indagini. Il sostituto procuratore Elena Leone, titolare delle indagini, aveva delegato gli accertamenti alla polizia municipale di Altopascio. Attraverso la visione delle riprese delle 52 videocamere di sorveglianza collocate nell’intera area comunale la polizia municipale aveva scoperto che, al di là della scena dell’incidente, quella motoretta non era stata più ripresa. Ne prima e nemmeno dopo. Ergo, il proprietario abitava in quella zona. Dopo aver escluso il personale di una ditta che opera in zona e i cui dipendenti usano giubbotti simili a quello dell’investitore, gli inquirenti si sono indirizzati verso la zona dell’incidente. E dopo alcuni appostamenti nella fascia oraria 18-20 è arriva la svolta.

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