Proteste
«Pagamento illegittimo per la Rsa»
Il nipote deve versare oltre 2.500 euro al mese nonostante la legge
LUCCA. Un ictus, la corsa in ospedale, il ricovero in ospedale prima e in una casa della salute poi, quindi il trasferimento in una Rsa. È iniziata così, nel 2013, la traversia di un anziano lucchese e, con lui, dell’unico parente rimastogli, un giovane nipote residente a Pisa. Una traversia diventata un esposto presentato venerdì in procura a Lucca dall’Aduc di Pisa, e al centro della conferenza stampa tenuta ieri dall’esponente dell’associazione consumatori (e consigliere 5 Stelle a Pisa) Gianfranco Mannini, e dalla consigliera dell’M5s al Comune di Lucca Laura Giorgi.
La storia è quella di un anziano (oggi ha 91 anni) che dopo essere stato ricoverato in ospedale, una volta dimesso (non essendo autosufficiente), è stato trasferito a una casa della salute. Dopo poco però si è reso necessario trovargli una nuova sistemazione, in una residenza assistita e qui, come spiegato dal responsabile dell’Aduc. E qui sono iniziate le disavventure che hanno finito per coinvolgere anche il nipote, unico legame familiare rimastogli. E che hanno portato a presentare l’esposto.
La prima irregolarità, ha spiegato Mannini, è rappresentato dall’Iter seguito dalla Casa della Salute. Invece di prendersi in carico il paziente, dando l’avvio al processo di dimissioni protette e programmate, da concordare tra Asl e Comune, è stato chiamato il nipote, cui è stato «praticamente “intimato” di provvedere immediatamente al trasferimento dello zio, lasciandogli intendere che era un suo dovere al quale non poteva sottrarsi». Così il nipote si è trovato alle strette fino a quando non ha trovato un posto in una Rsa lucchese. Ma le disavventure non erano finite qui.
La legge in materia, ha spiegato l’esponente dell’Aduc, prevede che i costi del ricovero siano suddivisi al 50% tra servizio sanitario nazionale e Comune di residenza, con l’eventuale partecipazione (sulla base dell’Isee) dell’utente. Ma qui è successo qualcosa di diverso. Al nipote sarebbe stato imposto di pagare una quota (corrispondente al 75% della retta) di circa 2.550 euro al mese, una richiesta doppiamente illegittima secondo l’Aduc. Da un lato la quota versata, visto che, in base all’Isee la cifra che avrebbe potuto essere richiesta non arrivava a mille euro (e, in ogni caso, indipendentemente dall’Isee, la cifra massima che può essere chiesta è di 1.673,4 euro). Dall’altro il fatto che quella somma non poteva essere richiesta al nipote, non essendo un parente di primo grado. Quando il giovane si è rivolto all’Aduc l’associazioen lo ha subito consigliato di smettere con i pagamenti, ma a quel punto sono arrivate le sollecitazioni, fino a ventilare il pignoramento dell’abitazione, con il nipote che il 7 gennaio ha versato 20mila euro alla coop che gestisce la Rsa.
Da qui la decisione di ricorrere alla giustizia, e anche al giudice tutelare, per arrivare in tempi brevi a una sentenza. Inutili finora, come spiegato da Mannini e Giorgi, i tentativi di coinvolgere il Comune di Lucca nella ricerca di una soluzione, nonostante due incontri (l’ultimo a dicembre, l’altro addirittura a marzo) con l’assessore Ilaria Vietina.
Da parte sua l’assessore, premettendo che il caso non era stato segnalato ai servizi sociali del Comune, annuncia l’intenzione di fare, domani, una verifica con gli uffici sulla vicenda.
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