Sicurezza
«Non sono ciò che ho fatto, mi vergogno»
Parla Trubiano, il poliziotto-rapinatore: la sua storia diventa un libro dal titolo “Bolle di affanno”
PISA. «Quando ero in carcere a Lucca lo psicologo mi ha convinto a scrivere tutta la mia storia per poter raccontare come ci so possa trovare travolti dai debiti e come la mancanza di informazioni, la vergogna, l'ansia possano poi distruggere la vita di una persona». Nasce così “Bolle di affanno”, un’autobiografia che il poliziotto della questura di Pisa, ora sospeso dal servizio, Daniele Trubiano, ripercorre la sua vicenda fino a quando è stato arrestato per il reato di rapina e il percorso. Su questa strada Trubiano ha deciso di chiedere scusa pubblicamente per la vicenda che lo vede protagonista.
«Ho pensato tanto prima di scrivere queste righe – comincia la lettera –. Dopo tanto pensare ho realizzato che forse era necessario per me e per chi mi conosce bene, che chiedessi scusa per quello che ho fatto, di cui, tra l'altro, mi vergogno». Dopo trent’anni di servizio nella polizia di Stato, «definito da chi mi ha diretto "eccellente", a causa di una gestione errata dei miei guadagni, di una separazione e dei debiti accumulati con le finanziarie, ho perso la testa e ho effettuato delle azioni che, non solo ho sempre combattuto, ma che mai avrei creduto di poter compiere e che ad oggi ho grosse difficoltà ad accettare di avere materialmente eseguito», scrive Trubiano. Una storia, quella del poliziotto che si improvvisa rapinatore, che ha fatto molto parlare. «Ho provocato dolore a tante persone, tra cui colleghi, amici, parenti e familiari e di questa cosa non riesco a perdonarmi; a poco serve il fatto che alcuni di loro, non solo non mi abbiano mai abbandonato, ma addirittura siano corsi a darmi sostegno morale e materiale». Le scuse diventano il primo passo. «Dire che mi dispiace e che mi scuso non è abbastanza, so però che sto pagando e pagherò cari i miei errori e che ho buttato via una vita intera e dovrò inventarmene una da zero, se mai ci riuscirò, con l'aiuto di chi mi vuol bene, di chi mi aiuterà a trovare un lavoro e una casa. Non pretendo e non posso aspettarmi il perdono, ma spero di poter dimostrare che quello che è successo è stata solo una breve parentesi, in cui io non mi riconosco e che non rappresenta la persona che in realtà io sono».
Il poliziotto spiega poi perché ha scritto un nuovo libro (per Cavinato Editore international e Lfa Publisher). «Ho deciso che racconterò quello che è stata la mia disastrata vita e come ho accumulato errori e debiti, spiegando però come si possa uscire da situazioni debitorie e a chi ci si può rivolgere per farsi aiutare. Io l'ho scoperto troppo tardi».
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