Il Tirreno

Lucca

Lupo e uomo, «convivenza possibile»

di Luca Dini

Parla Reggioni del Wolf Center: «In 40 anni ricolonizzato tutto l’Appennino, i pericoli per le greggi si possono prevenire»

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CASTELNUOVO GARFAGNANA. È il protagonista inconsapevole di tante discussioni e divisioni. Intimorisce, ma crea anche curiosità. C’è chi lo ama e chi lo considera un nemico. Stiamo parlando del lupo. La sua presenza in Garfagnana è accertata da anni, ma intorno a questo splendido predatore circolano storie di ogni tipo. Alcune catalogabili sotto la voce leggenda, altre vere, che raccontano di una convivenza con l’uomo possibile anche se a volte difficile. Per cercare di tracciare un quadro oggettivo sulla situazione, ci siamo rivolti a Willy Reggioni, 49 anni, responsabile per il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano del Progetto europeo Life Mirco-Lupo, finalizzato alla conservazione del lupo in Italia, e membro del Wac (Wolf Appennine Center), centro permanente di riferimento istituzionale per la gestione del lupo su scala interregionale.

La prima domanda è la più scontata: quanti lupi ci sono in Garfagnana?

«La verità – esordisce Reggioni – è che non lo sappiamo e nessuno lo sa con precisione. Ed è anche un dato che, dal nostro punto di vista, non ha grande interesse. Quello che è veramente importante è che in Garfagnana sussistano le condizioni per una “coesistenza” tra lupo e attività dell’uomo e, diversamente da quanto si pensa, questa condizione può essere raggiunta indipendentemente dal numero di lupi presenti».

Una stima grossolana fatta suddividendo il territorio della valle in cerchi contigui del diametro di 7 chilometri (considerata l’area di vita per circa 4 lupi) parla di 20/30 esemplari presenti, dove sono localizzati?

«Ovunque, in Garfagnana il lupo è ovunque. Il lupo è una specie intelligente e adattabilissima, per cui è in grado di vivere ovunque vi sia cibo, a condizione che l’uomo non lo perseguiti deliberatamente e con sufficiente costanza».

Sono seguiti o monitorati?

«Attualmente sono monitorati solamente nella porzione di territorio più prossima al crinale che separa la Toscana dall’Emilia-Romagna. Il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, nell’ambito del Progetto Life Mirco-Lupo, finanziato dall’Unione Europea, sta infatti attuando uno specifico programma di monitoraggio della presenza e distribuzione (e prevalenza) degli ibridi cane e lupo, che consentirà stime precise anche del numero di branchi e di lupi presenti. A breve dovrebbe prendere avvio un programma di monitoraggio finanziato dalla Provincia di Lucca».

Da quanto tempo ci sono?

«Da oltre 25 anni, Sono tornati spontaneamente cioè senza alcun intervento diretto dell’uomo. Il ritorno spontaneo del lupo in Appennino settentrionale è stato possibile grazie al ritorno delle sue grandi prede selvatiche (gli ungulati) e a caratteristiche intrinseche della specie che ne favoriscono la diffusione. In 40 anni, è stato in grado di ricolonizzare spontaneamente tutto l’Appennino, dall’Aspromonte alle Alpi marittime e ora anche gran parte dell’arco alpino».

Il lupo è pericoloso per l’uomo? E per gli animali domestici o di allevamento?

«Il lupo non rappresenta un pericolo per l’uomo. La sua presenza in territori con attività antropiche tradizionali come la pastorizia è certamente un serio problema per i domestici allevati. Se le modalità di pascolo sono inadeguate (assenza di recinzioni anti- lupo e di un sufficiente numero di cani da “guardiania” (sono i cani specializzati nella sorveglianza dei greggi), assenza o presenza sporadica del pastore nelle località di pascolo, e così via) allora la predazione sul bestiame domestico può risultare addirittura devastante. Realizzare adeguati interventi di prevenzione è l’unica strada possibile. In quest’ottica il Parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano è impegnato da molti anni nel difendere l’attività dei pastori, avendo realizzato numerosissimi recinti anti-lupo, distribuito recinzioni elettrificate, cani da guardiania, e contribuendo alle spese del loro mantenimento grazie al Progetto Life Mirco-Lupo».

È possibile la convivenza uomo/lupo?

«Con l’impegno di tutti i portatori di interesse e delle istituzioni competenti (parchi nazionali e regioni) la coesistenza tra uomo e lupo è possibile anche in territori fortemente antropizzati. In quest’ottica il Parco dell’Appennino tosco-emiliano ha istituito il Wolf Apennine Center con l’obiettivo di approvare un piano operativo “condiviso" per la gestione del lupo attraverso un percorso decisionale partecipato con le autorità locali, i tecnici del settore e più in generale tutti coloro che rappresentano gruppi d’interesse. L’obiettivo è creare una sede di confronto a livello locale».

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