Il Tirreno

Lucca

«Nostro figlio non meritava di morire così»

«Nostro figlio non meritava di morire così»

I genitori tengono vivo il ricordo del bimbo su una pagina Facebook seguita da 170mila persone

2 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. «Alessandro era un bambino allegro. Aveva dei problemi di salute ma nonostante le tante sofferenze patite non ha mai perso la gioia e il sorriso: voleva vivere e non meritava di morire così. È per lui che portiamo avanti questa battaglia, è per lui che vogliamo giustizia. Siamo contenti che alle nostre spalle di ci sia un “esercito” di persone che si sono affezionate alla sua storia e al suo volto». C’è un tremore nella voce di mamma Alessia: da 39 mesi lei e suo marito Emanuele lottano con il ricordo di quel 25 ottobre 2012, giorno in cui Alessandro si è accasciato tra le braccia del padre. Nella testa hanno un chiodo fisso: «Nostro figlio avrebbe potuto essere salvato».

Da allora la loro vita non è più la stessa: di recente hanno avuto un altro bambino, ma lottano quotidianamente per tenere vivo il ricordo del loro primogenito. Hanno creato una pagina Facebook che è diventata una sorta di diario della gioia e del dolore. Un tempietto digitale che nel corso del tempo ha attirato l’attenzione di quasi 170mila persone. «Ci fanno sentire meno soli – racconta ancora Alessia – Non ci aspettavamo tutto questo seguito: evidentemente anche le persone che non conoscevano Alessandro sono rimaste colpite dalla sua storia e dal suo sorriso. Ancora oggi continuano a farci telefonate, a inviarci messaggi, persino a mandarci i regali (i genitori hanno organizzato anche una festa di compleanno sulle Mura per il povero Alessandro sulle, ndr). È un modo per tenere vivo il suo ricordo e chiedere che venga fatta giustizia».

La scelta di mandare a processo i tre medici è salutata dai due genitori come una buona notizia. «Diciamo che questo rinvio a giudizio l’avremmo voluto tre anni fa – racconta ancora la mamma – Alessandro soffriva di scifoscoliosi ma non è una patologia di cui si muore. Il problema è che aveva un’infiammazione a livello bronco-polmonare che non è stata valutata e diagnosticata. Era un bimbo fragile e reduce da un intervento importate, subito appena un mese prima: se i pediatri avessero avuto maggiori accortezze nelle loro valutazioni, con una probabilità prossima alla certezza Alessandro sarebbe ancora vivo. In 15 giorni siamo stati quattro volte in ospedale e ogni volta i medici hanno sottovalutato la questione».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze