Finanza
Camera di Commercio c’è lo stato di agitazione
Le Rsu protestano contro la bozza di decreto di riorganizzazione che prevede il taglio dei dipendenti, la riduzione dei servizi offerti e il sostegno alle imprese
LUCCA. Stato di agitazione fra i lavoratori della Camera di Commercio di Corte Campana per il decreto di riforma della pubblica amministrazione relativo alle Camere, che vedranno dimezzati i trasferimenti dallo Stato e si troveranno davanti, come spiegano i sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil, «a un taglio del personale nella misura del 15 su base nazionale per arrivare al 25% del personale addetto alle funzioni di supporto nelle camere accorpate: considerato che il sistema camerale impiega circa 10.000 lavoratori, sarebbero 1.500 dipendenti a rischiare di essere in esubero nelle Camere, per giungere fino a 3.500-4.000 nel sistema camerale nel suo complesso».
La bozza di riforma inoltre, proseguono le Rsu della Camera di Commercio, comporterà una «riduzione delle funzioni svolte, lasciando alle Camere solo il registro imprese, gli albi e registri, la tutela del consumatore, la vigilanza sui prodotti, la metrologia legale e alcune funzioni di assistenza e supporto alle imprese. In questo modo non sarebbero più forniti servizi di arbitrato, conciliazione e mediazione; contributi e finanziamenti alle imprese; sostegno all’internazionalizzazione; sostegno ai consorzi di garanzia fidi; deposito di marchi e brevetti; servizi di statistica e studi economici; supporto alle imprese per l’innovazione e la digitalizzazione; rilevazione prezzi; corsi di formazione; alternanza scuola/lavoro».
Secondo i sindacati, tagli del personale e riduzione dei servizi sono «misure gravi per due motivi. Attualmente i dipendenti camerali non sono a carico dello Stato, mentre con un simile provvedimento andrebbero ad aumentare la spesa pubblica. Inoltre, mancherebbe nel provvedimento una clausola di salvaguardia, sul modello di quella prevista per le Province, che accompagni l’eventuale personale collocato in esubero verso il ricollocamento». Quanto agli accorpamenti, «si prevede che con il riordino del sistema le camere passino dalle attuali 105 a un massimo di 60, con le conseguenti preoccupazioni relative alle ricadute sul territorio in termini di servizi per la collettività locale e di posti di lavoro a rischio».
Le Rsu chiedono al contrario che «sia mantenuto il ruolo pubblico delle Camere di Commercio e delle loro unioni, che siano aumentate le funzioni svolte e siano mantenuti gli attuali livelli occupazionali». Un no su tutta linea alla riforma: se ne parlerà nell’assemblea regionale dei lavoratori interessati prevista il 5 febbraio nell’auditorium di Santa Apollonia a Firenze.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
