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Cinque in manette: è la banda che portava cocaina e hashish a Lucca

Cinque in manette: è la banda che portava cocaina e hashish a Lucca

Tre anni di indagini per l'operazione Gate. Il gruppo di malviventi aveva il quartier generale in Versilia ed era attivo anche in provincia di Massa. Al momento risultano irreperibili i restanti cinque indagati

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LUCCA. Era destinata anche alla piazza di Lucca la droga che veniva smerciata dall'organizzazione criminale smascherata dalla squadra mobile della questura. Cocaina e hashish: questi due tipi di stupefacenti che trattava la banda, con il quartier generale in Versilia ma attiva anche nelle province di Lucca e Massa. Nei giorni 22, 23, 24 e 25 gennaio scorsi la Squadra Mobile della Questura di Lucca ha dato esecuzione all’ordinanza del giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Firenze, che ha applicato la misura cautelare della custodia in carcere a carico di dieci cittadini marocchini per il reato di associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di sostanza stupefacente.

Sono stati sottoposti alla misura della custodia in carcere: Zraidi Abderrazzak, nato a Old Abdellah (Marocco) il 02/12/1984, irregolare sul territorio nazionale, senza fissa dimora, rintracciato a Milano e ivi ristretto presso la Casa Circondariale San Vittore; Jarmouni Said, nato a Settat (Marocco) il 05/06/1987, in Italia senza fissa dimora, irregolare sul territorio nazionale, ristretto presso la Casa Circondariale di Lucca;  Asadiki Alarbi, nato in Marocco l’1/1/1983, irregolare sul territorio nazionale, in Italia senza fissa, ristretto presso la Casa Circondariale di Lucca; El Halbi Mohamed, nato in Marocco l’1/1/1985, residente a La Spezia, ristretto presso la Casa Circondariale di Massa; Aboussad Abdessamad, nato in Marocco il 10.06.1983, domiciliato a Viareggio, sottoposto a misura cautelare in carcere presso la Casa Circondariale di Lucca.

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In esecuzione del provvedimento cautelare sono state eseguite, tra le province di Lucca e Massa, otto perquisizioni domiciliari a carico di indagati in procedimenti connessi o collegati, tutte con esito negativo, fatta eccezione per la perquisizione operata a carico di El Halbi Mohamed, già sottoposto alla misura cautelare della custodia in carcere e tratto in arresto anche in flagranza del reato, perché trovato con 730,28 grammi di cocaina, nascosta nel garage della sua casa a Massa. L'indagine, denominata "Operazione Gate", diretta dalla Dda di Firenze e coordinata dal servizio centrale pperativo della polizia di Stato, ha permesso di disarticolare ben tre associazioni a delinquere composte da cittadini prevalentemente di origine marocchina dediti allo spaccio di hashish e cocaina.

L’indagine ha avuto inizio nell’ottobre del 2013. In prima battuta diretta dalla Procura della Repubblica di Lucca, l’attività tecnica ha da subito permesso di individuare una molteplicità di piazze di spaccio facenti capo a diversi soggetti di nazionalità marocchina, articolati in due distinti gruppi. Conseguentemente, essendosi profilata l’ipotesi di strutture associative dedite allo spaccio di cocaina ed hashish, il procedimento penale si è incardinato presso la Direzione Distrettuale Antimafia fiorentina. Nel corso del tempo l’attività investigativa, anche sotto copertura, è riuscita a scalare il vertice dei due sodalizi criminali e ad approdare a un livello superiore, in corrispondenza del quale i principali indagati della presente indagine rifornivano i livelli immediatamente inferiori approvvigionandosi, a loro volta, da fornitori stranieri, frequentemente spagnoli.

Caratteristica comune della banda, l’utilizzo di centinaia di schede telefoniche, che venivano cambiate con notevole frequenza, la maggior parte delle quali sottoposte ad intercettazione diretta. Peculiare la riconducibilità delle utenze in questione al medesimo operatore telefonico, nonché il fatto di essere intestate a cittadini cinesi e attivate in un ristretto arco temporale, tanto da presentare una numerazione progressiva, presso dealer marchigiano, un esercizio commerciale intestato a cinesi con sede a Firenze, e una ditta individuale, sempre cinese, ubicata nel fermano.

I tre sodalizi criminali, il primo operativo fino ad aprile 2014 nei territori di Viareggio e Camaiore, il secondo operativo fino al 2015 nel territorio di Viareggio, e il terzo tra le province di Lucca, Massa e Pistoia sino al 2016, nei due anni dell’indagine, sono stati colpiti da diversi sequestri di stupefacente per complessivi 300 Kg di hashish e 2 Kg di cocaina. Nello specifico: oltre 3 chili di hashish fino alla metà del mese di gennaio 2015; 94 chili di hashish il 15 gennaio 2015 a Melegnano (LO); 15 chili di hashish il 19 febbraio 2015 a Genova; 1,250 chili di cocaina il 4 aprile 2015 a Milano; 158,2 chili di hashish in data 8 agosto 2015, a Massa; 0,078 chili di cocaina il 17 dicembre 2015, a Montecatini; 13,214 chili di hashish l’11 gennaio 2016, a Pontremoli.

Il codice dello spaccio e i riti sciamanici. Per comunicare tra loro i membri della banda usavano poco il telefono e quando lo facevano utilizzavano un linguaggio in codice che solo attente indagini sono riuscite a decrittare: nel gergo gli stupefacenti e i traffici erano indicati come "macchine nuove in arrivo" o "appartamenti da acquistare". Ma per cercare di ridurre al minimo i rischi, le comunicazioni telefoniche erano centellinate. Più curiosa la simbologia che utilizzavano per indicare i luoghi dello spaccio ai potenziali clienti. Lungo le strade che si affacciano sulle pinete della Versilia, ad esempio, venivano lasciate delle buste bianche: erano il segno che in quel punto, all'interno della boscaglia, c'era il luogo dello smercio. Per tenere lontani gli investigatori, inoltre, la banda si affidava a riti sciamanici. Prima di predisporre l'arrivo dei 160 chili di droga poi sequestrati dalla polizia, ad esempio, l'acquirente si era affidato alla magia africana: in pratica aveva chiesto agli stregoni dei suo paese d'origine, in questo caso il Marocco, d'intercedere presso gli spiriti del posto per proteggere il passaggio del carico dagli occhi delle forze dell'ordine. Una strategia che, evidentemente, non ha funzionato.

Tutti i predetti sequestri sono stati operati anche grazie alla collaborazione delle competenti articolazioni della Polizia Stradale, della Squadra Mobile della Questura di Milano, Torino, Massa e del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Montecatini. 24 i soggetti, di cui due di nazionalità italiana, tratti in arresto in occasione dei sequestri operati. Al momento risultano irreperibili i restanti cinque indagati sottoposti dal provvedimento cautelare alla misura restrittiva della custodia in carcere.

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