Sicurezza
Chiesa gremita a Spianate per l’addio a “Scoiattolo”
Ieri i funerali di Mauro Ruffo Gianneschi, ciclista prof ai tempi di Coppi e Bartali travolto da uno scooterista che poi non si è fermato a prestargli soccorso
ALTOPASCIO. Chiesa gremita a Spianate per l’addio a Mauro Ruffo Gianneschi, l’84enne investito da un pirata della strada e deceduto dopo alcuni giorni di agonia all’ospedale Cisanello di Pisa. Pochi in paese avrebbero mancato l’estremo saluto di quella che può considerarsi una vera e propria celebrità locale. Mauro, infatti, nato nel 1931 a Castelfranco di Sotto, corse nel ciclismo professionale tra il 1954 e il 1959, avendo l’onore di gareggiare a fianco di celebrità come Coppi e Binda e arrivando primo a una tappa del giro d’Italia nel 1954. Un risultato che lo Scoiattolo, come era stato soprannominato in paese venne festeggiato come la vittoria di un mondiale di calcio, e di cui Mauro era sempre stato orgoglioso, non mancando di raccontarlo a chiunque. E così lo ricordano, fuori dalla chiesa, i vari capannelli di persone che si sono ritrovati per rendere omaggio a un pezzo della storia del ciclismo italiano. E nessuno, pur nel dolore provocato da un tale distacco, è riuscito a trattenere un sorriso a mezza bocca, tra una lacrima e l’altra, ricordando la fierezza che gonfiava il suo petto ogni volta che gli chiedevano di quella leggendaria volata.
Presente, tra gli altri, anche il sindaco Marchetti, che in questi giorni è stato in costante contatto con le forze dell’ordine per informarsi sugli sviluppi dell’indagine per identificare il pirata della strada. Quel maledetto vespino rosso che dopo l’urto non ha avuto nemmeno la decenza di fermarsi per prestare soccorso a Gianneschi, abbandonandolo agonizzante sull’asfalto. Ma non è la rabbia per quel gesto, pur presente nell’animo di ognuno, ciò che ha spinto queste persone a uscire di casa oggi in una grigia giornata, quanto piuttosto l’affetto dell’intera comunità verso l’anziano ciclista e la sua famiglia.
Anche il parroco, don Michele, non spende molte parole sulle circostanze della dipartita, preferendo piuttosto dilungarsi sulle qualità umane che tutti apprezzavano in Mauro: un uomo semplice, che anche nei suoi momenti di celebrità non ha mai ceduto alla superbia, e che dopo la sua avventura nel ciclismo ha dedicato il resto della sua vita al lavoro e alla famiglia. E poi la lunga fila per stringere la mano al figlio, fuori dalla chiesa: un abbraccio qua e là, moltissime dimostrazioni di affetto e vicinanza, mentre il feretro sul quale è stata adagiata la maglietta da corsa di Mauro viene caricato sul carro funebre. Il lungo corteo funebre si è snodato a passo d’uomo sulla strada che porta al cimitero: si tratta dell’ultima grande volata di Mauro verso il traguardo finale, circondato dai suoi tifosi di sempre, e ci piace pensare che proprio questo fosse il modo in cui lui avrebbe voluto andarsene.
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