La manifestazione
Immobili dell’Asl, servono i progetti
LUCCA. Vendere l’ex ospedale Campo di Marte e l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano? Non sarà possibile prima di aver stabilito cosa potrà essere realizzato nei due complessi. Perché è ben difficile...
LUCCA. Vendere l’ex ospedale Campo di Marte e l’ex ospedale psichiatrico di Maggiano? Non sarà possibile prima di aver stabilito cosa potrà essere realizzato nei due complessi. Perché è ben difficile pensare che si trovi qualcuno disposto a sborsare soldi, tanti soldi (oltre i dieci milioni di euro per ciascuno degli immobili) a scatola chiusa, senza sapere i possibili utilizzi.
Lunedì il presidente della Regione Enrico Rossi ha annunciato un piano di dismissioni di bene sia dell’ente fiorentino, sia delle varie Asl, inclusi Campo di Marte e Maggiano. Ma, spiega il sindaco Alessandro Tambellini, «prima è necessario un confronto per decidere quali possano essere gli utilizzi».
Anche perché gli immobili, e i percorsi da adottare, sono diversi. Per il Campo di Marte, infatti, c’è in campo la proposta del Comune per portarvi la questura e una serie di servizi pubblici, non prevedendo residenziale né commerciale, ad eccezione di qualche negozio di vicinato. Una proposta, anticipata qualche mese fa dal Tirreno, che prevede anche la riapertura di diverse strade. «Abbiamo portato il progetto in Regione - spiega Tambellini - e ora ci sarà un tavolo tecnico per procedere». Poi ci sarà da trovare gli investitori, disposti a comperare e a metterci i soldi: all’inizio l’Asl avrebbe voluto incassare oltre 20 milioni, ora l’attesa è molto diminuita, intorno ai 12 milioni.
Diversa la questione per Maggiano. Innanzitutto perché si tratta di una struttura da tempo abbandonata e in buona parte sottoposta a vincolo storico, a partire dai chiostri del Cinquecento. «Per questo - continua il sindaco - serve un percorso al quale debba partecipare anche la Soprintendenza che stabilisca cosa vogliamo che vi venga realizzato». Anni fa l’Asl provò a venderlo per 13 milioni, ma l’asta andò deserta. Fra le proposte in campo c’è quella di un carcere. Tambellini non chiude la porta, ma precisa: «Penso a una struttura per il recupero con caratteristiche particolari, che possa sfruttare gli spazi per i laboratori e quelli all’area aperta». (l.c.)
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