Italia
Giù i due palazzoni del quartiere Giardino
Lucca: arrivano le ruspe, e poi saranno realizzati anche i negozi di vicinato
LUCCA. Lucca come Nassiriya. Il paragone può sembrare azzardato, ma lo spettacolo che si presenta in questi giorni davanti agli occhi degli abitanti di Pontetetto lo giustifica. Siamo giunti infatti alle fasi finali dei lavori di riqualificazione del quartiere Giardino, quelle forse più spettacolari: l’abbattimento dei due grandi complessi condominiali antistanti la “stecca”. Grandi ruspe da alcuni giorni stanno letteralmente facendo a brandelli le due strutture in cemento armato, trasformandole in cumuli di macerie. I lavori sono già a buon punto: solo lo scheletro di uno dei due edifici, infatti, svetta ancora contro il cielo, punteggiato dalle voragini nere delle finestre sfondate, in attesa di finire anch’esso in polvere e detriti sotto l’azione inclemente delle escavatrici.
Uno scenario bellico che non ha mancato di attirare frotte di curiosi, che durante tutto il giorno si sono alternati ad ammirare affascinati la distruzione dei due edifici. Ma non solo la distruzione in sé accende l’interesse degli abitanti, quanto piuttosto la speranza che i lavori in corso possano migliorare la qualità della vita della zona. È inutile negare, infatti, che il quartiere sia da anni al centro di grandi polemiche tra l’amministrazione comunale e la popolazione, che con voce crescente denuncia il degrado in cui versa l’area. A meno di due chilometri dalle Mura il quartiere Giardino ha visto, negli anni, sovrapporsi un gran numero di gruppi sociali tra loro eterogenei, la cui convivenza non è stata sempre facile: in mezzo alle case a schiera della cooperativa e ai condomini, abitati dal “ceto medio” cittadino, sorge la cosidetta “stecca”, consistente in una serie di appartamenti popolari che più volte si sono valsi il nome di “ghetto”.
Il Contratto di quartiere, stipulato nel 2004 tra Comune e Ministero, prevedeva tra le altre opere l’abbattimento di una parte della “stecca”, creando al suo posto un ampio spazio aperto ad uso della cittadinanza. Ma dal 2004 ad oggi molte cose sono cambiate e due giunte si sono avvicendate, tanto che l’attuale amministrazione ha optato piuttosto per un progetto di recupero dei nove appartamenti in questione, da destinarsi a edilizia popolare.
«Comprendo benissimo gli abitanti – spiega l’assessore Antonio Sichi – quando chiedono a gran voce l’abbattimento di quegli edifici. Tuttavia, in quanto amministratore, non posso ignorare la crescente richiesta di edilizia popolare: dal 2009 al 2014 abbiamo registrato un aumento del 40% delle domande, arrivando ad avere una graduatoria con oltre 600 famiglie in attesa. La regione Toscana, inoltre, ha finanziato totalmente il restauro delle strutture esistenti. Sarebbe stato incosciente da parte mia abbattere quegli appartamenti». Ragioni forse fondate ma che non convincono chi, quotidianamente, è costretto a vivere in una situazione di degrado e disagio crescente. Per questo, forse, l’abbattimento in corso dei due condomini, al posto dei quali sorgeranno edifici destinati a negozi di vicinato che aggiungeranno servizi , rappresenta la speranza di tutti di tagliare i ponti con un passato burrascoso, verso un futuro più sereno.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
