Proteste
A Capannori per sfuggire all’Olocausto
Il racconto di Silvano Sorani, il bambino ebreo che si era nascosto a Tofori con la sorella per non essere deportato
CAPANNORI. Il racconto di ciò che è impossibile da raccontare fatto da chi lo ha vissuto: si sono aperte così a Capannori le manifestazioni dedicate al Giorno della Memoria. “Bambini nascosti a Capannori, i testimoni si raccontano”: questo il titolo dell’incontro, primo appuntamento del ciclo di iniziative che vanno sotto il nome di “Io non sono un numero, lo sguardo dei bambini sulla Shoah”.
Nel corso dell'incontro, apertosi con i saluti del sindaco Luca Menesini, ha portato la propria toccante testimonianza Silvano Sorani, il quale nel 1938 aveva quattro anni e che dovette abbandonare Firenze, insieme alla sua famiglia, a causa delle persecuzioni degli ebrei. I genitori trovarono ospitalità in un convento di suore vicino a Sesto Fiorentino, mentre Silvano e la sorella furono accolti e nascosti nella casa della governante di famiglia Clotilde Nardini a Tofori, sul territorio di Capannori.
Silvano Sorani ha raccontato i difficili anni della sua infanzia di fronte aduna platea di studenti delle classi terze delle scuole medie di Capannori, Lammari, San Leonardo in Treponzio e Camigliano, e dopo gli interventi di Nicola Barbato (dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea in Provincia di Lucca), e di Emmanuel Pesi, ricercatore di Storia Contemporanea, coordinatore del progetto sulla memoria del Comune.
Una lezione di storia unica e preziosa quella fatta da Sorani che potè tornare a una vita normale solo con la Liberazione nel 1944 e che sicuramente i ragazzi non scorderanno. L'iniziativa si è conclusa con la proiezione di un video realizzato dagli studenti della scuola media di Lammari con il quale sono state ricordate le otto persone, tutte provenienti da Livorno, arrestate a Marlia l'8 dicembre 1943 e poi deportate nel campo di concentramento di Auschwitz il 30 gennaio 1944 dopo essere state recluse in vari carceri: Mario Abenaim, Oreste Abenaim, Renzo Abenaim, Davide Attal, Dina Bona Attal, Dino Bueno, Silla Bueno, Sirio Renzo Bueno. All'iniziativa erano presenti, tra gli altri, l'assessora alla cultura Silvia Amadei e il presidente del consiglio comunale Claudio Ghilardi.
A conclusione dell'incontro nell'atrio della sede comunale si è svolta l'inaugurazione della mostra “1938-1945, la persecuzione degli ebrei in Italia”, curata dal Centro di documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, alla quale hanno partecipato il sindaco Luca Menesini e il presidente del consiglio comunale Claudio Ghilardi. La mostra illustra con impostazione scientifica e completezza storica la persecuzione degli ebrei in Italia dal 1938 al 1945, ricostruendo attraverso 15 sezioni tematiche sia la fase della riduzione dei diritti e della persecuzione sociale – attuate dal 1938 al 1943 sotto il governo fascista del Regno d'Italia – sia la fase degli arresti, della deportazione e dello sterminio, attuati dal settembre 1943 alla Liberazione nelle regioni poste sotto l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana. La mostra resterà aperta fino al 20 febbraio e è visitabile dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 19 e il sabato dalle 9 alle 14.
Altri due importanti appuntamenti per ricordare la Shoah sono in programma questa sera ad Arté. Alle 21 ci sarà un'iniziativa intitolata “Fratel Arturo Paoli e Don Aldo Mei, due uomini di pace”: letture ad opera di Sara Pennati e Stefano Giuntini con l’accompagnamento musicale di Federica Somigli (arpa), a cura del Fondo Documentazione Arturo Paoli, della Civica Scuola di musica di Capannori e del progetto “La Via della Memoria”. A seguire la “Cattiva Compagnia” di Lucca presenterà “23 giugno 1944, visita a Terezin” con la drammaturgia e la regia di Giovanni Fedeli: la storia dell'Olocausto, raccontata attraverso la rivisitazione di un fatto realmente accaduto nel ghetto di Terezin, a circa 60 chilometri da Praga. Era il 23 giugno quando alcuni ispettori della Croce Rossa Internazionale riuscirono a ottenere il permesso di visitare il campo al fine di verificare le condizioni dei prigionieri. Quello che i nazisti attuarono e che i delegati, di conseguenza, videro, fu una vera e propria “farsa” a uso e consumo della propaganda interna, finalizzata, per ordine di Himmler (il ministro dell’interno, nonché capo delle Ss nella Germania nazista), a far tacere la “cattiva coscienza” occidentale.
Il programma varato dall'amministrazione comunale con il patrocinio della Regione Toscana per mantenere viva la memoria su una delle pagine più buie della nostra storia e promuovere valori di pace e tolleranza, proseguirà fino al 16 febbraio con incontri, proiezioni, testimonianze.
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