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Così il medico ha salvato Cristiano

Così il medico ha salvato Cristiano

Meningite, il primario del pronto soccorso spiega l’intervento del dottor Tola: «Subito la terapia prima della diagnosi»

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PESCIA. Ha voluto ringraziare pubblicamente su Facebook, confermandolo poi in un’intervista a Il Tirreno, «quel dottorino con la coda che ha fatto la differenza, mi ha salvato la vita». Cristiano Giannessi, il giovane di Chiesina Uzzanese, ancora ricoverato a Lucca dove sta lottando contro la terribile meningite di tipo C, non sa che quel medico del pronto soccorso dell’ospedale di Pescia che gli ha prontamente somministrato l’antibiotico alla prima diagnosi della malattia si chiama Francesco Tola. Non vuole ascriversi meriti particolari e per lui parla il capo-struttura del pronto soccorso di Pescia, Fabio Daviddi. «Da parte nostra c’è grande soddisfazione nel sapere che il giovane sta meglio e che ci ringrazia - dice il primario - Il fatto che abbia avuto la forza e lo spirito di esporsi sui social media è un ottimo segnale». Il merito del dottor Tola, riconosce Daviddi, è stato quello della tempestività: terapia ancora prima della diagnosi certa. «Prima ancora che arrivasse la riposta dal laboratorio di analisi – racconta – gli ha dato l’antibiotico che consente di iniziare la terapia in modo tempestivo. Tola è stato bravo a seguire alla lettera il protocollo che ci siamo prefissati per i casi come lui. La stessa cosa in questo pronto soccorso è stata fatta per gli ultimi casi di meningite riscontrati».

Non sono pochi i casi: tre dall’inizio dell’anno – di cui due da meningococco e uno da Haemophilus (tipo B) – al quale si aggiunge un altro paziente che si è ammalato di una forma di meningite da immunodeficenza che non rientra nelle tipologie classiche. «In tutti questi casi – spiega Daviddi – il protocollo seguito è stato lo stesso: agire rapidamente anche se alla prima diagnosi vi è solo un insieme di sintomi sospetti che fanno pensare alla meningite, e non la certezza. La terapia inizia subito dopo aver fatto il prelievo lombare per portare un campione di tessuto ad analizzare ed avere così la risposta certa sulla malattia e sulle sue caratteristiche. Generalmente in due o tre ore abbiamo la risposta, ma intanto la terapia inizia ad avere effetto nel paziente».

La meningite sta impegnando parecchio il personale dell’ospedale di Pescia, ancor più per il fatto che qui non esiste un reparto di malattie infettive. «Una volta accertata la malattia dobbiamo subito attivarci per trovare un reparto libero e disponibile al ricovero in un’area che va da Firenze a Pisa. Per ora i pazienti hanno trovato posto nei reparti più vicini, a Pistoia e Lucca»

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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