Il Tirreno

Lucca

Tariffe alte, a rischio il trasporto su rotaia

di Luigi Spinosi
Tariffe alte, a rischio il trasporto su rotaia

Lucca: potrebbe saltare il piano Lucart per lo scalo a Castelnuovo, e intanto per le merci dirette in Sicilia si è tornati ai camion

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LUCCA. L’allarme l’aveva lanciato già da tempo, e anche in occasione del’incontro con il viceministro ai trasporti Riccardo Nencini, il direttore supply chain della Lucart Giovanni Illibato l’aveva messo in evidenza. Il problema è quello delle tariffe per il trasporto su rotaia applicate da Trenitalia, tariffe oggetto di un rincaro che ha del paradossale: da un lato Rete Ferroviaria spinge - anche attraverso investimenti - per potenziare il trasporto merci via treno, dall’altro scoraggia chi vorrebbe farlo applicando tariffe insostenibili per molte aziende e, comunque, assolutamente non concorrenziali con quelli del più inquinante e pericoloso (specialmente per un’azienda che i suoi stabilimenti in Valle) trasporto su gomma. Uno strabismo assurdo, che rischia non solo di uccidere sul nascere i progetti futuri, che prevedevano interventi anche infrastrutturali nel trasporto su rotaia, ma che può mettere in dubbio (anzi, come vedremo in parte lo ha già fatto) quanto era già stato realizzato.

 

Gli obiettivi a rischio. A dicembre, in occasione dell’incontro a Lucca con il viceministro Nencini, erano stato fatto il punto di quanto già era stato realizzato e di quanto si sarebbe dovuto fare nel prossimo futuro, per quanto riguarda il passaggio del trasporto merci dalla gomma alla ferrovia. In sintesi l’obiettivo era investire altri 10 milioni di euro per potenziare la linea e lo scalo merci a Castelnuovo (dove la Lucart ha uno stabilimento) per ripetere sino alla Garfagnana quanto era già stato fatto – in Media Valle – per lo scalo di Diecimo, altra località sede di stabilimento dell’azienda cartaria. In questo modo molti camion erano già stati tolti dalle strade, ma altri 2.500 avrebbero potuto sparire (e con loro le emissioni di Co2 e i pericoli sulle strade). Questo solo considerando la Lucart. Ma anche le altre imprese della zona potevano beneficiarne. «Adesso – spiega Illibato – con questo improvviso aumento delle tariffe di trasporto su rotaia (del 15-20%, con l’ipotesi concreta di un ulteriore rincaro del 10% ndr) quel progetto è a rischio».

Ritorno al passato. Ma c’è un dato ancor più allarmante. A rischio non sono solo i potenziali investimenti futuri. Si sta assistendo a un abbandono di pratiche virtuose già avviate, perché economicamente troppo onerose: «Al momento siamo stati costretti a fermare una parte dei nostri trasporti su rotaia – spiega Illibato – da più di due mesi abbiamo sospeso la tratta ferroviaria per la Sicilia. Hanno applicato un rincaro enorme e ci hanno messo davanti a un prendere o lasciare. E a quel punto abbiamo rinunciato. Per il momento siamo riusciti a mantenere la tratta per Caserta, ma non sappiamo quanto potremo andare avanti nel lungo periodo». Effetti, al momento indiretti, si avvertono anche nei collegamenti con il porto di Livorno, perché il taglio della linea con la Sicilia ha fatto saltare il meccanismo della rete di collegamenti, facendo crescere i tempi di sosta delle merci.

L’incontro. «Da tempo avevo chiesto un incontro con Trenitalia, finalmente hanno dato la loro disponibilità a farlo – conclude Illibato – almeno questo risultato siamo riusciti a ottenerlo. Giovedì 28 verranno da noi, anche se non so cosa verranno a propormi».

Il secondo paradosso. In questa storia vi è più di un paradosso. Uno, lo abbiamo visto, è quello della convivenza tra investimenti sul trasporto merci su rotaia da una parte, e dell’aumento delle tariffe dall’altra, che rischiano di rendere inutili quegli stessi investimenti. C’è poi il “paradosso del petrolio”, che viene evidenziato dallo stesso Illibato (in foto): «È incomprensibile come questi aumenti arrivino proprio nel momento in cui il costo del petrolio, e quindi dell’energia, è il più basso da anni. Un costo che, nel caso della Lucca-Aulla (la linea che attraversa la Valle ndr), è un costo diretto, dal momento che quella linea non è elettrificata e i treni utilizzano motrici diesel. Eppure, nonostante il costo del carburante sia diminuito, le tariffe vengono aumentate». Una scelta paradossale appunto, anche perché questo rischia di dare un ulteriore vantaggio al trasporto su gomma, in teoria diretto concorrente di Trenitalia, che può sfruttare appieno il calo dei prezzi del greggio. Grazie al carburante che costa meno l’autotrasporto potrebbe applicare tariffe conorrenziali già a cose normali, figuriamoci ricevendo questo regalo dal cielo delle tariffe ferroviarie rincarate.

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