Il Tirreno

Lucca

Anche Lucca dice sì centinaia in piazza per le nuove coppie

di Gianni Parrini
Anche Lucca dice sì centinaia in piazza per le nuove coppie

La città offre una risposta che va oltre le attese Presenti la vicesindaco Vietina e l’assessore Sichi

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LUCCA. «Cosa fanno tutte queste persone in strada?». La domanda a bruciapelo di un bambino di 6-7 anni, lascia di sasso la madre. I due si trovano a passeggio in piazza Napoleone, proprio mentre sta prendendo il via la manifestazione per le unioni civili. La signora si guarda intorno in cerca di un’illuminazione e dopo un attimo di incertezza si china, guarda negli occhi il bimbo e trova la risposta: «Si vogliono bene».

Lucca dice sì: vuole le unioni civili. O almeno questo è quello che dimostrano le centinaia di persone scese ieri in piazza. Dare numeri precisi è come al solito impresa ardua: la questura conteggia 500-600 presenti al corteo, gli organizzatori invece parlano di mille. Di certo c’è che la manifestazione organizzata dal Centro Gay Lucca e il presidio di LuccAut sotto il loggiato di palazzo Pretorio hanno riscosso un successo inatteso per una città come Lucca, chiusa (nel suo arborato cerchio) e spesso impermeabile alle novità.

Stavolta in strada è rappresentata l’intera fenomenologia del lucchese progressista: i più sono giovani tra i 20 e 30 anni, ma non mancano quarantenni, cinquantenni e intere famiglie. La giornata dedicata alle unioni civili, argomento di cui il Senato discuterà il prossimo 28 gennaio sulla base del ddl Cirinnà, parte alle 15 da piazza del Giglio. Lì è fissata la partenza del corteo organizzato dal Centro Gay Lucca, a cui aderiscono anche Torpedo, il Casl e l’Arci Garfagnana. A dare il via alla sfilata è l’intervento della vicesindaco Ilaria Vietina: «È importante che oggi in piazza ci sia la voce della società civile. Siamo qui a difendere i diritti di uomini e donne come noi, a dimostrare che siamo un Paese pronto a introdurre normative che sostengano le nuove forme di famiglia». Il corteo si mette in marcia sulle note di “Hero” di David Bowie, attraversa piazza Napoleone e sbuca in piazza San Michele. I manifestanti f anno una sorta di “inchino” a LuccAut, dedicando un applauso all’iniziativa organizzata dall’associazione sotto il loggiato di palazzo Pretorio.

Anche qui si viaggia su note d’autore: “Verranno a chiederti del nostro amore” di Fabrizio De André fa da sottofondo agli interventi di rappresentati di istituzioni e associazioni. Parla di nuovo la vicesindaco Vietina, poi i consiglieri Valentina Mercanti, Francesco Battistini, Daniela Grossi, Silvana Pisani e Silvia Amadei (le ultime due di Capannori) e Marco Ghimenti (Altopascio). Prendono la parola anche le persone comuni: c’è voglia di testimoniare e condividere. A un certo punto si sparge la voce che il senatore Andrea Marcucci interverrà di persona. Ma è una pista falsa: l’onorevole è a Roma, ma fa sentire la sua vicinanza attraverso un messaggio, così come la parlamentare Raffaella Mariani.

Intanto il corteo del Centro Gay, prosegue la sua marcia attraversando piazza della Misericordia, San Frediano e Fillungo. Alla fine sbuca in piazza Anfiteatro, dove i manifestanti fanno sventolare all’unisono centinaia di volantini bianchi: sopra c’è un cuore con dentro il segno uguale. L’amore non fa distinzioni.

Ad osservare il corteo, ci sono anche i lucchesi più attempati: alcuni sorridono, altri osservano la sfilata, guidata dalla drag queen Lalique, con occhiatine di sgomento e qualche borbottio sommesso. Sono eccezioni: il clima generale è di festa e di accoglienza. Non era così scontato. «C’è un clima diverso rispetto a qualche anno fa – spiega Renato Bonturi, consigliere provinciale – La risposta di una città tradizionalmente conservatrice come Lucca ci dice che nel nostro Paese i tempi sono maturi per affrontare questi temi». «Ci sono delle lacune nella nostra legislatura – gli fa eco l’assessore al sociale Antonio Sichi – Non possiamo nasconderci di fronte all’evidenza: la famiglia ormai ha mille sfaccettature e quindi è opportuno dare pari diritti anche alle sue nuove forme».

Soddisfatti gli organizzatori dei due eventi: «Il nostro obiettivo era dialogare con la città – spiega Raffaele Ciampi, presidente di LuccAut – Direi che è stato centrato: le persone sono rimaste ad ascoltarci nonostante il freddo e in molti hanno voluto prendere la parola. Con il Centro Gay Lucca ci siamo scambiati i saluti: abbiamo scelto modi diversi di manifestare ma il fine è comune per entrambi».

«La nostra è stata una manifestazione organizzata dal basso – spiega Paolo Boncristiano del Centro Gay Lucca – In quattro abbiamo fatto tutto questo: pensate cosa potrebbe accadere se un’intera città si mobilitasse». Ieri un po’ l’abbiamo visto.

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