Rapina all’oreficeria, prosegue l’inchiesta sulla gang di nomadi
Per Satori e Tarantino nessuna attenuazione della misura Potrebbero essere ascoltati in carcere tra una settimana
LUCCA. Un’indagine che prosegue sotto traccia e che potrebbe portare, nel giro di qualche settimana, a nuove rivelazioni e ulteriori misure cautelari. L’arresto e la custodia in carcere di Clei Satori e Domenico Tarantino, due nomadi sinti residenti nel campo di Maggiano, facenti parte della gang composta da sette persone (c’era anche una giovane ragazza con disturbi della personalità a cui è stata revocata la misura dei domiciliari) è solo la punta dell’iceberg di un mondo sommerso fatto di illegalità diffusa, di furti, rapine e uso personale di sostanze stupefacenti. I due nomadi rinchiusi nel penitenziario di San Giorgio presto potrebbero essere ascoltati dal magistrato per vedere modificare la loro posizione. Al momento nessuna richiesta, da parte del loro legale, di attenuazione della misura cautelare. Segno che non ci sono margini di manovra. Ai due sinti, oltre alla rapina all’oreficeria di Nave, gli investigatori contestano altri furti avvenuti nella Piana. Perché i carabinieri del reparto investigativo guidati dal maggiore Anfuso erano da tempo sulle tracce degli arrestati. Seguivano le loro mosse di giorno e di notte in attesa di coglierli sul fatto. A loro e ad altri nomadi su cui sono in corso ulteriori accertamenti pesano almeno una decina di colpi in case e negozi. Non sarebbero loro invece gli autori delle rapine ai danni di automobilisti che stavano effettuando il pieno in stazioni di servizio a Lammari e San Colombano e in altre rapine avvenute in quella zona del Capannorese.
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