Il Tirreno

Lucca

Quilici tessuti chiude 130 anni di storia tra lavoro e persone

di Barbara Antoni
Foto Sernacchioli
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Foto Sernacchioli

Intervista alla titolare, la signora Iva. Oggi prende il via la liquidazione totale in programma fino a fine febbraio

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LUCCA. C’è un tavolo ovale di media dimensione tra gli scaffali pieni di stoffe e biancherie del negozio Quilici in via Busdraghi. Intorno al tavolo una quantità di sedie e seggioline ripiegabili, ammorbidite da coperte di lana avvolte all’intelaiatura e buttate sul cuscino, a quadri e nelle sfumature dei colori della terra. Perché oltre che negozio, i locali al piano terra del palazzo tra via Busdraghi e piazza San Pietro Somaldi sono un luogo di ritrovo di donne, ragazze, signore, nonne. Un posto per parlare nei frammenti di tempo lasciati liberi dai clienti; un posto dove una volta a settimana si ritrova per lavorare a ricamo il Club del punto a croce. Dove si fa commercio e si libera la creatività.

Ci sono 130 anni di storia dietro alle vetrine demodé del negozio di tessuti Quilici in via Busdraghi. Fu fondato nel maggio del 1885 da Adolfo Quilici, nonno dell’attuale proprietaria, nel fondo al civico 56 di via Fillungo. Venti anni fa si trasferì nella sede attuale.

Oggi è il giorno in cui questa lunga storia si avvia a conclusione certa: parte la liquidazione totale per cessazione di attività, che si concluderà alla fine di febbraio. Dopo le saracinesche si abbasseranno per sempre.

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«Fare la liquidazione e poi chiudere - spiega Iva Quilici, la titolare del negozio - è stata una decisione semplice. A un certo punto bisogna dire “basta”. Ho settantacinque anni e da sessanta lavoro in questo negozio. Ci entrai e che ero solo una ragazzina, quando il negozio si trovava in via Fillungo e lo conducevano mia madre Leda e sua sorella, la zia Vega. Anche se è stata la loro madre, mia nonna Adele Baccelli, a lanciarlo. Piano piano mi sono trovata sola a gestirlo».

«Purtroppo - continua la signora Iva - il nostro è un settore finito, non tanto per la crisi quanto per il cambio di mentalità che si è verificato negli ultimi anni. Anche se ultimamente noto una certa riscoperta, un certo ritorno, grazie anche alla nascita di scuole di taglio. Lo aspettavo da anni questo momento: quando in negozio entravano le signore straniere con i cartamodelli in mano mi dicevo “arriverà anche qui da noi questo momento”. È arrivato, ma troppo tardi: a fine febbraio chiudiamo».

Settantacinque anni e la forza, il dinamismo dei quaranta. Obiettiva e pratica, la signora Iva Quilici lavorerà fino all’ultimo giorno di apertura come fosse il primo.

Eppure non è più il centro storico della sua giovinezza. «All’epoca - racconta - c’erano tanti negozi di tessuti in via Fillungo. Davanti a noi c’era la profumeria Ristori, accanto a noi il Caffè Di Simo. Di tutti i negozi di allora è rimasto solo quello di abbigliamento di Tenucci».

Per un negozio quale è il segreto di lunga vita, come è accaduto nel suo caso? Iva Quilici non ha esitazioni: «In un mondo sempre in continuo cambiamento noi siamo sempre stati una garanzia - sottolinea -, sia per quanto riguarda i prezzi che per la qualità. Non abbiamo mai consigliato a un cliente una misura troppo grande per vendergli di più. Per questo a Lucca si è sempre sostenuto che “se te lo hanno detto le Quilici ti puoi fidare!”. È stata la nostra migliore pubblicità».

Il negozio come una vera casa, i clienti come persone di famiglia. È stata l’altra arma vincente dell’ultracentenario negozio Quilici: tre ampi locali pavimentati a parquet, graniglia e mattonelle esagonali, con i soffitti di legno a cassettoni. Infatti, proprio le persone incontrate e conosciute in tanti anni sono il ricordo più bello che la signora Iva porterà con sé di questo lunghissimo cammino. «È la gente il mio ricordo più bello - rivela -. Sono tutte le persone che ho conosciuto. Soprattutto donne: nonne, mamme, figlie, nipoti, più generazioni di una stessa famiglia. Si sapeva sempre tutto, era come essere una sola famiglia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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