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Da Brescia fino a Lucca dove trasforma ex pastificio in bar

Da Brescia fino a Lucca dove trasforma ex pastificio in bar

LUCCA. Un bar al posto del Pastificio Favilla, che ha chiuso la vendita diretta dei prodotti per trasferirsi nel laboratorio di produzione artigianale a Sant'Anna. Il nuovo esercizio, denominato...

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LUCCA. Un bar al posto del Pastificio Favilla, che ha chiuso la vendita diretta dei prodotti per trasferirsi nel laboratorio di produzione artigianale a Sant'Anna. Il nuovo esercizio, denominato Caffè Nero, ha un titolare che viene da fuori Lucca. Si chiama Roberto Oberdan Rubagotti, è di Brescia.

«Sono in società con mio fratello - racconta -. Dopo tre settimane di lavori, in cui abbiamo ribaltato il vecchio Pastificio Favilla, i locali erano già attivi ed efficienti. Nel bar non stiamo mai fermi, l'attività si deve sviluppare nel tempo ma non siamo nuovi nel settore. Non siamo una catena ma una normale gestione, il nome non deve ingannare. Veniamo da una bella esperienza a Bologna dove corsi professionali sul caffè e per gestori del bar sono all'ordine del giorno».

«Abbiamo puntato sull'estetica. Un arredamento nuovo, pezzi unici in ogni angolo. La cosa più importante - sottolinea - sono i macchinari tutti da subito certificati, nostri e non in comodato d'uso come per molti gestori. Questo perchè non vogliamo vincoli con nessuno. E senza variare i prezzi», continua il signor Rubagotti. Il quale ha cercato in tutti i modi anche di diventare esperto di cucina lucchese. «Rivisitiamo - evidenzia - le ricette locali - ma ripartendo sempre da quello che si ama maggiormente mangiare in una città come Lucca. Bistecca alla fiorentina, farinata, ribollita perchè noi impariamo quello che prepariamo dalla realtà locale. Per noi è fondamentale seguire, attraverso le statistiche, come va il gusto. Cerchiamo sempre di imparare».

«Siamo venuti volentieri a Lucca - conclude - per rincongiungerci ai nostri familiari che vivono qua. Ma anche perchè la città non è violenta o disordinata e non ha le controindicazioni tipiche delle grandi città come Bologna. E poi la Toscana è una culla dell'arte su cui vale la pena investire».

Gregorio Andreini

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