Il Tirreno

Lucca

«Quella sede sussidiaria va riaperta al più presto»

di Rossella Lucchesi

Lo studioso Osvaldo Nieri polemizza con la chiusura dell’Archivio di Stato Locali inaugurati otto anni fa, custodiscono preziosi documenti da consultare

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LUCCA. Ripristinare al più presto l’apertura della sede sussidiaria dell’Archivio di Stato con sede agli ex Pubblici Macelli. Almeno per due giorni la settimana, come stabilito fino allo scorso 4 settembre, quando si è ritenuto necessario ridurre a un solo giorno settimanale (e cinque ore) la possibilità, per studiosi, professionisti e studenti universitari, di accedere a documenti e contratti antichi, fondi archivistici, tribunali, postunitari, catasto e prefettura e archivio dei notari, uno dei fondi più cospicui al mondo. Il tutto previa prenotazione largamente anticipata che però, viste le copiose richieste, non consente all’utenza di poter usufruire del servizio più di due volte al mese, limitando l’accesso a un massimo di dieci persone. Con inevitabili danni dovuti al forzato rallentamento per ricerche e consultazioni.

È Osvaldo Nieri, dottore in giurisprudenza e cittadino lucchese, nonché autore di numerose pubblicazioni e da tempo dedito allo studio di architetture civili di Lucca tra il XVI e il XVII secolo, a segnalare il disagio che, afferma «va a colpire non solo i diretti fruitori, ma anche la cultura lucchese nella sua interezza che così si vede privata di un servizio necessario per lo sviluppo della propria collettività».

E questo a poco più di otto anni (era il 29 giugno 2007) dall’inaugurazione, avvenuta in pompa magna alla presenza di parlamentari e delle più alte istituzioni locali che, al taglio del nastro, promisero un futuro brillante per la nuova struttura di supporto alla sede centrale di piazza Guidiccioni. «Che invece - aggiunge Nieri - in breve è andata alla deriva, privando l’utenza e la città intera della possibilità di usufruire dell’immenso patrimonio custodito nell’archivio, reso famoso da illustri studiosi come Salvatore Bongi che fece conoscere Lucca in tutta Italia, seguito dai vari Fumi, Volpicella e Lazzareschi che ne proseguirono l’opera, fino ai più recenti Tirelli, Romiti e Tori che vedono così sfumare progetti ambiziosi che avrebbero conferito grande prestigio all’istituzione culturale lucchese». Una situazione che rischia dunque di degenerare, ma al momento le soluzioni appaiono piuttosto remote.

A niente sono servite le lettere spedite da Nieri alla dottoressa Fiorenza Gemini, attuale direttrice dell’archivio e contemporaneamente a capo di quello di Pisa, nelle quali lo studioso lucchese denuncia «l’avvilente e immeritato degrado della realtà culturale in questione».

Quindi, nulla di nuovo a cinque mesi dal provvedimento. Soltanto avvisi sul sito dell’Archivio che attribuiscono il disagio ai tagli ministeriali e alla carenza di personale, costretto a fare la spola tra le due sedi. Nelle quali sono custodite oltre ventiduemila pergamene, circa 1400 mappe, 300 sigilli e quasi duecentomila documenti cartacei.

Mentre il problema si fa sempre più evidente e si assiste a un silenzioso, ma inesorabile declassamento di quello che dovrebbe essere uno degli spazi privilegiati della città, il grido d’allarme di Nieri si rivolge alla Fondazione Cassa di Risparmio «affinché - grida con forza lo studioso - getti un’ancora di salvezza in nome della cultura e del prestigio di una città come la nostra amata Lucca che, per le sue tradizioni storiche, merita molta più attenzione e rispetto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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