Il Tirreno

Lucca

 

Satori su Facebook cercava complici

di Gianni Parrini e Luca Tronchetti
Il titolare davanti alla gioielleria  la sera della rapina
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Il titolare davanti alla gioielleria la sera della rapina

Lucca: anche sui social uno protagonisti della rapina di Nave  pubblicizzava la sua attività di ladro. Telecamere e testimonianze lo inchioderebbero con gli altri arrestati

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LUCCA. «AAA cercasi socio per apertura negozio: si richiedono passamontagna, piede di porco e ovviamente massima serietà». Uno scherzo? Forse no, se a pubblicare l'annuncio è Clei Satori, uno dei due nomadi fermati dai carabinieri per la rapina alla gioielleria di Nave. Il 37enne del campo di Maggiano da buon impresario del crimine utilizza i social network per fare pubblicità alla sua attività e trovare volenterosi colleghi.

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Sulla sua pagina Facebook, Clei detto "il Ghetto", si qualifica come capobanda presso la società "furti". Un bel biglietto da visita, condito qua e là da post in cui l'arrestato invita gli aspiranti ladri a mandare il curriculum. E anche qui, come in tutti i settori lavorativi, l'esperienza è un punto a favore. La paga? «Lo stipendio lo sai - scrive Clei Satori, già condannato in passato per furti di cassaforte in abitazioni, ville e imprese - abbiamo già lavorato insieme un po’ di tempo fa: dai 50mila a settimana più trattenute, spese varie, piede di porco, cacciavite eccetera. Se tu invece sai già il lavoro si può arrivare a 100mila più bonus». Semplice millanteria digitale o qualcosa di più? È la domanda che si fanno i magistrati della procura che, dopo aver notato le interazioni con like e commenti di altri noti personaggi lucchesi (c’è anche Andrea Palmeri, il «Generalissimo» capo ultras dei Bulldog), hanno preso seriamente la cosa. Il pubblico ministero Aldo Ingangi sta valutando di inserire il materiale nel fascicolo processuale.

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Inchiodati. Per l'accusa telecamere di video sorveglianza sistemate lungo le strade e ulteriori testimonianze acquisite subito dopo il fermo di pg dei due nomadi e della ragazza di 20 anni, rappresenterebbero prove inconfutabili della presenza del terzetto all'oreficeria-compro oro "Aldo gioielli" a Nave all'ora della rapina. Gli atti dell'inchiesta dalla tarda mattinata di ieri sono sul tavolo del giudice delle indagini preliminari Riccardo Nerucci e forse già stamani si terrà l'udienza di convalida del provvedimento emesso dal sostituto Aldo Ingangi in seguito alla corposa informativa dei carabinieri. Che al termine dell'udienza si riserva di indicare le misure cautelari per i tre indagati. Dalle immagini di un sistema di sorveglianza emergerebbe che 14 minuti prima del colpo Clei Satori, Domenico Tarantino e l'insospettabile ragazza di 20 anni residente nella Piana, sprovveduta perché afflitta da disturbi della personalità, stavano procedendo in direzione della gioielleria di Aldebrando Del Pecchia. E, un altro circuito di video sorveglianza, avrebbe identificato in maniera precisa le tre persone finite in manette (Satori e Tarantino, difesi dagli avvocati Massimo Panzani e Luigi Velani, in carcere e la ventenne ai domiciliari) a poche decine di metri dall'oreficeria qualche minuto dopo il colpo.

Una dozzina di furti. A palazzo di Giustizia si respira un cauto ottimismo. C'è la convinzione, avvalorata da una serie di prove, che i due nomadi abbiano compiuto, oltre alla rapina, anche una dozzina di furti in Lucchesia. Non da soli, s'intende. Ma assieme a una decina di rom non tutti domiciliati nei campi nomadi provinciali. I riscontri dei carabinieri dovrebbero portare, in tempi stretti, all'individuazione e alla cattura di almeno altri due dei quattro malfattori che hanno compiuto martedì sera la rapina all'orefice di Nave. Intanto c'è una pista che porterebbe a una delle due auto usate, quella con il lampeggiante, durante il colpo al Compro Oro. Dei monili invece nessuna traccia. Gli investigatori disperano di ritrovarli. Qualcuno che fa parte dell'organizzazione a tempo record li ha già ricettati facendoli sparire.

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