Il dolore
Ultimo atto per il reato di omicidio stradale
LUCCA. Mary aveva 16 anni quando fu portata via ai suoi affetti in un incidente tra un’auto e una moto. La stessa età di Simone quando, in sella alla sua bici, venne urtato da un camion, con una...
LUCCA. Mary aveva 16 anni quando fu portata via ai suoi affetti in un incidente tra un’auto e una moto. La stessa età di Simone quando, in sella alla sua bici, venne urtato da un camion, con una caduta che gli fu fatale. Claudio e Alessandro di anni ne avevano rispettivamente 30 e 24 quando, mentre attraversavano i viali di Lucca sulle strisce, vennero travolti e uccisi da un automobilista ubriaco.
L’elenco potrebbe andare avanti a lungo, troppo a lungo. È l’elenco delle vittime della strada. Una lista di nomi che anche nella nostra provincia sembra non finire mai. Molti di loro sono giovani o giovanissimi, e questo se da un lato non deve sorprendere (fino ai 30 anni gli incidenti sono la prima causa di morte), da un lato resta sempre difficile da accettare. Lo è sempre, anche quando la strada si porta via chi non è più giovane, figurarsi quando a perdere la vita è un ragazzo con tutta una vita davanti.
«Guardate avanti»: questo è quanto si sentono ripetere sempre i parenti delle vittime, come se queste parole bastassero a vincere il dolore. Però c’è chi davvero ha guardato avanti, pur conservando quella ferita nel cuore, e partendo dalla tragedia vissuta è riuscita a costruire qualcosa, a piantare un albero, proprio come non metaforicamente è stato fatto per Michael alla scuola di Camigliano. Un modo per mantenere viva la memoria di chi non c’è più.
È successo con Simone Pardini, il sedicenne che lo scorso agosto perse la vita ad Altopascio mentre era in sella alla sua bici per un allenamento. Quella bici che era la sua grande passione. E a lui è stato dedicato il campionato toscano di ciclocross di quest’anno, organizzato proprio a Lucca e proprio dalla squadra (la Giovo Team Coreglia) in cui Simone aveva corso. Così come il suo ricordo è stato protagonista del galà finale del circuito mountain bike Ima Scapin, nel modenese, con la partecipazione della sua squadra (l’Haibike Lawley Factory) e il presidente della Fci Di Rocco che ha consegnato una targa al papà di Simone, Roberto.
C’è poi chi dal dramma ha tratto la forza per combattere una battaglia affinché nessuno debba provare la stessa esperienza. È il caso di Damiana Barsotti, che 20 anni fa perse la sorella Mary, di appena 16 anni, in un incidente. Da allora Damiana ha speso le sue energie per combattere una battaglia impari, quella contro la morte sulle strade.
Rappresentante di Lucca per l’Associazione italiana vittime della strada, Barsotti si è fatta promotrice di tante iniziative dedicate alla memoria di chi non c’è più (l’ultima lo scorso 15 novembre, con l’inaugurazione di una stele a Massa Macinaia). Un ricordo che va ben al di là del comunque importante significato simbolico, ricordare le vittime significa anche ricordare perché sono morte. Anche solo questo pensiero può essere molto utile, se anche solo porta una persona a pensarci due volte prima di premere sull’acceleratore o di bere un bicchiere di vino prima di mettersi al volante. Ma la battaglia si svolge anche dando vita a campagne per la promozione della sicurezza e dell’educazione stradale, che vedono Damiana Barsotti in prima linea da anni, con un nuovo fronte su cui combattere, quello per arrivare finalmente a una legge sull’omicidio stradale.
C’è poi chi partendo da una perdita decide di costruire. È il caso dell’assessore di Lucca Celestino Marchini, Claudio, il trentenne travolto e ucciso sui viali assieme all’amico Alessandro Colibazzi era suo figlio. Era il maggio del 2002. Da quella tragedia il padre Celestino e la mamma Duilia hanno affrontato quel dolore inimmaginabile dando vita a una Onlus nel nome di Claudio, un’associazione che si muove su tre fronti, quello della promozione dell’educazione stradale, con incontri nelle scuole; il sostegno all’associazionismo e al volontariato lucchese e poi il compito più impegnativo, quello a sostegno dell’educazione e della salute nei paesi del sud del mondo.
Un impegno che si è concretizzato con tanti progetti portati avanti nell’Isola di Boa Vista, dove sono state realizzate scuole e centri educativi per i bambini. Bambini il cui sorriso rappresenta la più bella eredità di Claudio.
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