Il dolore
Lo “stradone” è stato messo in sicurezza
Installati anche i lampioni sulla striscia di asfalto lunga e dritta dove le auto schizzano a gran velocità
CAPANNORI. Una striscia di asfalto larga e diritta, e forse proprio per questo più pericolosa. Questo è lo stradone per Camigliano, quello dove un anno fa perse la vita Michael Petrini. Una delle tante strade che attraversano la Piana, antichi percorsi nati quando in epoche lontane, e certo non pensate per l’avvento delle auto e che spesso hanno dovuto – per questo – essere riadattate al nuovo mezzo. Questo lo si vede nelle curve, nelle strettoie, nei passaggi ricavati a fatica tra le case, ma forse non è lì, o, meglio, non è solo lì, il pericolo. A volte sono i tratti diritti, e anche abbastanza larghi, a dover preoccupare. È proprio il caso dello stradone in cui un’auto si era portata via Michael il 15 gennaio del 2015. Una strada che può invogliare a premere un po’ più del dovuto sul pedale dell’acceleratore.
Una situazione che i residenti della zona avevano più volte denunciato prima della tragedia, ma che dopo l’accaduto si è trasformata in una valanga. Alla velocità e ai volumi di traffico si aggiungevano altri problemi specifici di quella strada. L’assenza di punti luce innanzitutto. E proprio la scarsa visibilità giocò un ruolo determinante nell’incidente di Michael. E poi la segnaletica inadeguata, l’assenza in più punti di spazi adeguati per i pedoni. In breve tempo furono raccolte oltre 500 firme per chiedere degli interventi. Qualcosa sullo stradone nel frattempo è stato effettivamente fatto: sono stati messi dei lampioni e si è intervenuti sulla segnaletica. Si è anche tratteggiata la striscia bianca sull’asfalto, a segnalare lo spazio che dovrebbe essere riservato ai pedoni. Il condizionale però resta d’obbligo, perché – e non è un caso raro sulle strade della Lucchesia – quello spazio in più punti si traduce in pochi centimetri. E poi non può certo bastare una striscia disegnata sull’asfalto a impedire alle auto di viaggiare radente ai muri o ai cigli delle strade. E di vie come lo stradone le nostre periferie sono piene.
Qualcosa è stato fatto, anche tenendo conto delle oggettive difficoltà a intervenire sull’esistente. Meglio di niente certo. Ma c’è forse un campo in cui si può e si deve fare molto, più utile di qualsiasi lampione e di qualsiasi cartello stradale: quello dell’educazione di chi si mette al volante. E questa è davvero una sfida difficile.(l.s.)
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