Il Tirreno

Lucca

Rapina alla gioielleria, picchiato il titolare

Federica Scintu
Il titolare ferito durante la rapina alla gioielleria di Nave (foto Sernacchioli)
◗
Il titolare ferito durante la rapina alla gioielleria di Nave (foto Sernacchioli)

Aldebrando Del Pecchia è stato colpito col calcio della pistola e ammanettato. Anni fa fu picchiato durante un'altra rapina violenta. I banditi, tre uomini e una donna, non sono riusciti ad aprire la cassaforte e hanno portato via alcuni anelli d'oro

3 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Aggredito selvaggiamente come 14 anni fa, nella sua gioielleria sulla via Sarzanese a Nave. Mancava poco alla chiusura ma ieri, martedì 12 gennaio, in men che non si dica, Aldebrando Del Pecchia si è ritrovato inginocchiato dietro al suo bancone, immobilizzato, tenuto sotto scacco da tre rapinatori, uno di loro armato di pistola. Le manette ai polsi gli bloccano i movimenti, lo colpiscono alla testa. Il pensiero va a quel 3 gennaio del 2002, quando sempre tre banditi col volto coperto lo picchiarono a sangue: l’incubo è tornato, sta succedendo di nuovo.

Nella mente dell’orafo riaffiorano vecchie paure: la sua gioielleria è stata di nuovo presa di mira da una banda di rapinatori senza scrupoli che sembrano pronti a tutto. Il commando, composto da quattro persone, tre uomini e una donna, entra in azione alle 19,30 quando, forse approfittando della porta lasciata aperta da un cliente, una donna entra nell’oreficeria Aldo Gioielli chiedendo di poter vedere dei preziosi. Aldebrando Del Pecchia sta per chiudere e alla richiesta risponde con un “no”. La donna a quel punto esce dalla gioielleria dove però rientra poco dopo insieme ad altri due malviventi col volto coperto. Un quarto componente della banda nel frattempo attende fuori, a bordo di un’auto scura.

I tre, uno dei quali armato di pistola (resta da capire se fosse un’arma vera o giocattolo), lo portano nel retrobottega e urlano contro il titolare: «Apri subito la cassaforte». Ma Aldebrando Del Pecchia, risponde di non poterlo fare. Dice ai rapinatori che è il sistema di sicurezza integrato nel modello della cassaforte che non consente di sbloccarla. «È una cassaforte a tempo - spiega loro il titolare - non è davvero possibile aprirla». Ma i rapinatori non sentono ragioni e a quel punto scatenano la loro violenza contro Aldebrando. Non vogliono accettare che la possibilità di racimolare un ghiotto bottino possa sfumare. Immobilizzano il gioielliere, lo fanno inginocchiare e lo ammanettano per poi colpirlo col calcio della pistola alla testa provocandogli una ferita. Nel frattempo fanno razzia di ciò che trovano nell’oreficeria: qualche decina di anelli d’oro pare e poco altro per un valore complessivo del colpo che si aggira intorno ai diecimila euro. In pochi secondi lasciano la Aldo Gioielli riuscendo a scappare in auto in direzione Versilia.

È lo stesso Aldebrando Del Pecchia, a quel punto, a chiamare dicendo ai carabinieri di essere appena stato vittima di una rapina. I militari del nucleo radiomobile e di quello investigativo sono giunti immediatamente sul posto insieme ai carabinieri della stazione di San Concordio. Gli inquirenti raccolgono la testimonianza dell’orafo e di un amico che si trovava fuori dal negozio proprio mentre stava avvenendo la rapina. In via Sarzanese interviene anche un’ambulanza del 118: il personale medico provvede a medicare il gioielliere ferito che comunque è sempre stato vigile.

[[atex:gelocal:il-tirreno:lucca:foto-e-video:1.12769212:MediaPublishingQueue2014v1:https://www.iltirreno.it/lucca/foto-e-video/2016/01/13/fotogalleria/rapina-alla-gioielleria-aggredito-il-titolare-1.12769212]]

Nella gioielleria non era stato installato un impianto di videosorveglianza ma i carabinieri stanno passando al setaccio le immagini che le telecamere di altri esercizi commerciali della zona hanno ripreso. Una di queste, in particolare, è puntata sulla traiettoria della strada e quindi potrebbe aver ripreso l’arrivo dell’auto e qualche altro elemento utile per identificare i componenti del commando. Dal racconto dello stesso Del Pecchia, pare che i banditi, dall’accento, fossero italiani. Per fortuna, quando i malviventi sono entrati in azione, all’interno della gioielleria non c’erano altri clienti. Lo stesso non accadde quel 3 gennaio di quattordici anni fa quando, nel laboratorio orafo di Aldebrando Del Pecchia, Il Gioiello, che si trovava a pochi passi da quello che ha attualmente, i rapinatori minacciarono con le armi anche due clienti e una bambina che si trovava con loro. Poi riuscirono a scappare portando via un lauto bottino lasciando il gioielliere ferito a terra. In quel caso i rapinatori portarono via anche l’impianto di sorveglianza.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Prato, il questore chiude una discoteca per 30 giorni dopo una lite (con ferito)

di Redazione Prato