Italia
Furti di Suv in porto, due indagati a Pescaglia
Operazione della polizia a Livorno: 5 arresti e perquisizioni in mezza Toscana, Garfagnana compresa
PESCAGLIA. Un’organizzazione criminale capace di far sparire una bisarca carica di Suv dai piazzali del porto di Livorno, far attraversare alle auto il confine, per poi piazzarle all’estero, in particolare in Francia, dove venivano rivendute come nuove alle concessionarie. È questo il sistema scoperto dalla squadra mobile e dalla polmare che ha portato ieri all’arresto di cinque persone e all’iscrizione nel registro degli indagati di altre undici, tra cui due persone di Pescaglia.
In carcere, per il momento, sono stati trasferiti solo in tre: gli investigatori, infatti, non sono ancora riusciti a rintracciare due dei principali indagati (per questo non ne facciamo i nomi ndr). Dietro le sbarre sono finiti Fabio Biancalani, 36 anni, nato a Empoli ma residente a Pescia e Mirco Campochiari, 54 anni, livornese come Stefano Niccolini, 52. Ma oltre alle cinque persone raggiunte da una ordinanza di custodia cautelare, due delle quali risultano ancora non rintracciabili, sono undici quelle iscritte nel registro degli indagati che ieri mattina hanno subito una perquisizione a casa da parte degli investigatori. Si tratta di Adriano Marchetti, 34 anni, nato a Viareggio ma residente a Pescaglia, Serena Bonuccelli, 38, anche lei viareggina di nascita ma residente a Pescaglia, Linda Mangani, 38, Fabio Giommi, 68, livornese, Mirco Lischi, 55, pure lui livornese, Radostina Isporska, 44, bulgara di origini ma residente a Vinci, Angelo Costanzone, 52, di Montecatini, Simone Sardi, livornese di 39 anni, Giuseppe Bongiovanni, 49, di Castelfiorentino, Fabrizio Paci, 55, livornese come l’ultimo indagato, Salvatore Di Fraia.
Mirco Campochiari e Stefano Niccolini all’inizio di novembre, erano già stati destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare per spaccio di cocaina. E proprio questa nuova inchiesta è legata a doppio filo a quella precedente.
«È attraverso lo spaccio di droga - raccontava durante la conferenza stampa il capo della squadra mobile Giuseppe Testaì - che i due indagati incameravano disponibilità di denaro per fare altre attività criminali». I furti di auto dai piazzali del porto erano appunto il core business della loro attività. Ora le accuse del Pm Massimo Mannucci verso i vertici della banda sono ancora più pesanti: associazione per delinquere finalizzata al furto di auto ancora da immatricolare anche attraverso la predisposizione di moduli taroccati.
Federico Lazzotti
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