Trasporti
Condanna a 2 anni per il crac Ceseca
Il vice presidente del centro calzaturiero di Segromigno era accusato di bancarotta documentale e patrimoniale
SEGROMIGNO. Prima la messa in liquidazione nella primavera del 2013 per volontà dell’assemblea dei soci, poi lo scioglimento nel novembre 2014 con la nomina del liquidatore Marco Marchi che aveva chiesto dal Comune l’autorizzazione all’affitto o alla vendita di parte dei beni mobili del consorzio. Il Ce.Se.Ca. Innovazioni di Segromigno in Monte, centro servizi calzaturiero, per quasi trent’anni ritenuto il fiore all’occhiello per lo sviluppo della scarpa nella Piana, dopo essere passato dal vaglio del tribunale fallimentare è finito nelle aule penali per una bancarotta patrimoniale e documentale che vedeva sul banco degli imputati l’allora vice presidente Mario Micheli, 71 anni, apprezzato imprenditore del settore calzaturiero con la passione del calcio.
Il processo davanti al collegio giudicante (presidente Stefano Billet, a latere Simone Silvestri e Francesca Vanni) si è concluso con la condanna di Micheli a due anni di reclusione senza benefici di legge e al pagamento delle spese processuali.
L’allora vice presidente del Ce.Se.Ca. era accusato di aver distratto una somma di denaro pari a 150mila euro in relazione al mancato introito della vendita di un rudere stimato in 200mila euro. Il pagamento era stato fissato in quattro tranches da cinquantamila euro ciascuna. La prima è stata incassata, per le altre tre le somme stabilite non sono state versate. La procura della Repubblica quindi ha ipotizzato una distrazione dei beni (denaro) del soggetto messo in liquidazione (Ce.Se.Ca Innovazioni) da imputare a Micheli che ricopriva l’incarico di vice presidente (la posizione del presidente è stata stralciata). Un’ipotesi che è stata accolta dal collegio giudicante che ha condannato Micheli al minimo edittale della pena.
Ma il suo legale, avvocato Fabrizio Ungaretti, ricorrerà in Appello dopo aver letto le motivazioni della sentenza. Secondo il legale non era il suo assistito che doveva comparire di fronte ai giudici del tribunale. Perché, in considerazione della carica che rivestiva (vice presidente), non poteva avere responsabilità nella vendita e nel mancato introito da parte del Ce.Se.Ca. di quella ingente somma di denaro. In sostanza manca l’elemento soggettivo per il compimento del reato e quindi l’ex vice presidente del Centro Servizi Calzaturiero non è la persona che doveva finire davanti ai giudici per il reato contestato: la bancarotta per distrazione.
Luca Tronchetti
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
