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«Voglio sapere come è morta Beata»

«Voglio sapere come è morta Beata»

Altopascio, parla l’ex compagno della donna trovata senza vita

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ALTOPASCIO. Distesa sul letto, in pigiama. Con un sacchetto di plastica sulla testa, chiuso con un nastro adesivo. La casa in ordine, senza alcun segno di effrazione. È lo scenario che si è materializzato davanti agli occhi dei carabinieri che ieri mattina sono entrati nell’abitazione al piano terra di via Pasteur a Empoli. Una tragedia che ha sconvolto tutti, anche lontano dalla città sull’Arno. In particolare la notizia è rimbalzata sino ad Altopascio, dove vive l’ex compagno della donna, sconvolto dal dolore.

Il corpo senza vita di Beata Balon, 45 anni, di origine polacca ma in Toscana dai primi anni Novanta, è stato trovato dall’attuale compagno, Giuseppe Nocerino, 39 anni, addetto alla vigilanza in un centro commerciale. Che - stando a quanto ha raccontato agli inquirenti - ha trascorso la notte in casa e quando si è alzato dal letto per andare a lavorare non si è subito reso conto della morte della donna, a poche decine di centimetri da lui. Quando ha notato il sacchetto - sempre secondo la sua versione - ha chiamato 118 e carabinieri. Gli inquirenti non escludono alcuna ipotesi: omicidio o suicidio. E soltanto dall’autopsia, prevista stamani a Firenze, potranno emergere i primi elementi utili per risolvere il giallo, a cominciare dalla causa (strozzamento o soffocamento) e dall’orario della morte. Almeno una decina le persone chiamate in caserma per essere ascoltate dal pm e dai carabinieri. L’abitazione è stata posta sotto sequestro, insieme a una serie di oggetti personali.

«Voglio sapere com’è morta Beata. Mia figlia deve sapere la verità. È distrutta, ha perso la sua mamma e non sa perché»: Giuseppe Bongiovanni è l’ex compagno della quarantaseienne. Dalla loro relazione, durata quindici anni, era nata una figlia, ora diciannovenne, secondogenita di Beata, che aveva già avuto un figlio più grande, (che ora vive a Castelfiorentino), da una precedente relazione, quando viveva ancora in Polonia.

Bongiovanni, che attualmente vive ad Altopascio, è sotto choc. Ieri mattina la ragazza è piombata in lacrime nella sua camera da letto: «Mamma è morta, mamma è morta», continuava a ripetere la ragazza. «È stata avvertita con una telefonata dall’attuale compagno. Tra l’altro il cellulare non le funzionava bene, non riusciva a capire. Poi lui le ha inviato un sms». Che li ha fatti sprofondare nel baratro: «C’era scritto “è morta mamma, chiamani”. Ho preso mia figlia e sono subito andato a Ponzano, ma non ce l’hanno fatta vedere». Il dolore spalanca l’album dei ricordi di Giuseppe. E la mente corre indietro nel tempo, fino ai primi anni Novanta: «Ci siamo conosciuti a Montecatini, lei lavorava in un locale. Per un periodo abbiamo vissuto lì». Poi la decisione di trasferirsi nell’Empolese, zona di riferimento per il lavoro di Bongiovanni, impresario edile. Dopo la fine del rapporto, Beata si traferì con i due figli a Santa Maria: «Quando ha conosciuto l’attuale compagno sono andati a vivere in via Ponzano e poi - dopo essersi lasciati per alcuni mesi e rimessi insieme - in via Pasteur», senza i due figli di Beata, «che lavorava da molti anni alla Manutencoop».

E che in passato - stando al racconto di Giuseppe - «aveva avuto periodi difficili sul piano personale», ma che «era una persona straordinaria, bellissima e buonissima». Ed ecco che su quei ricordi piomba l’ombra di quel maledetto sacchetto di plastica: «L’ho amata tanto, le volevo ancora bene, nonostante la fine della nostra storia, e ora voglio sapere la verità su com’è morta». Giuseppe Bongiovanni è tra le persone sentite dagli inquirenti: «I punti interrogativi sono tanti, a cominciare da quel sacchetto di plastica che le hanno trovato in testa. Spero che le indagini riescano a fare luce su tutta questa vicenda». L’ex compagno non vuole credere che Beata si sia suicidata, anche se questa è una delle ipotesi al vaglio degli inquirenti, insieme a quella dell’omicidio: «Beata aveva vissuto dei periodi difficili, ma sono convinto che non avrebbe mai lasciato sua figlia da sola a questo mondo. Ora lei è disperata, vuol sapere com’è morta la sua mamma. E voglio saperlo anch’io».

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