Il Tirreno

Lucca

Cellulari rubati, il mercato squilla

di Gianni Parrini
Cellulari rubati, il mercato squilla

Nell’ultimo anno colpi a raffica a Lucca: le bande arrivano anche da fuori provincia

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LUCCA. Il mercato nero dei cellulari chiama e sempre più spesso i ladri rispondono. Negli ultimi tempi il fenomeno dei furti nei negozi di telefonia mobile è in aumento. In meno di un anno a Lucca si contano 5 episodi: il primo è datato 20 gennaio 2015. Tre persone a volto coperto forzano l’ingresso del Centro di Tim di Lunata e con una mazza da baseball infrangono l’espositore, portando via qualche decina di cellulari. Poco dopo un altro furto – forse commesso dalla stessa banda – viene messo a segno al 3 Store di Sant’Anna: 50 i telefoni sottratti. E proprio quest’ultimo negozio, due giorni fa, è stato nuovamente preso di mira dai ladri, che si sono portati via 9 cellulari. In mezzo si contano altri due colpi (o tentati tali) al Centro Tim di piazza Santa Maria. Il primo ad agosto: tre persone sfondano il vetro con un tombino ma fuggono prima di poter prendere i cellulari. A fine anno il negozio è di nuovo sotto scacco: stavolta i ruba-telefoni affinano la tecnica e scappano con 30 smartphone di ultima generazione.

Non ci sono allarmi o sistemi di sicurezza che tengano: i banditi della telefonia non si lasciano intimidire e usano sempre la stessa tecnica. Sfondano le porte a vetri con tombini o pietre, spaccano gli espositori e fuggono appena il sistema d’allarme si mette a suonare. Dentro-e-fuori in meno di un minuto: giusto il tempo di arraffare qualche decina di dispositivi.

Le indagini. Difficile dire con certezza se si tratta di una sola banda o se, cosa assai più probabile, si tratta di balordi provenienti da altre province che colpiscono dove capita.

La questura sta indagando sull’ultimo furto messo a segno a Sant’Anna, ma non si sbilancia. «I filmati delle telecamere (presenti sul sito del Tirreno, ndr) non permettono di avere indicazioni particolari – spiegano i poliziotti – Si vedono due persone con i volti mascherati che spaccano l’espositore e fuggono prima che la stanza si riempia di fumo». Sì, avete capito bene, di fumo: bianco e denso, una nebbia artificiale che rende impossibile vedere a pochi centimetri di distanza. È questa l’ultima difesa che Paolo Decanini, titolare del 3 Store, ha deciso di usare per tenere lontano i ladri: «Abbiamo dotato il negozio di questo sistema pochi mesi fa, dopo il furto subito a gennaio 2015 – racconta – Pensavamo che potesse essere un valido deterrente per tenere lontani i ladri o quantomeno rendergli difficile il compito. In parte ha funzionato: stavolta hanno portato via 9 telefonini ma sé non fosse arrivato il fumo a restringergli la visuale probabilmente avrebbero aperto anche altri espositori. Certo è che siamo di fronte a un escalation da cui è difficile difendersi. Nel giugno 2014 il colpo più grosso: i ladri entrarono nel mio centro Tim di viale Castracani e portarono via 80 telefonini».

Il mercato nero. Facili da vendere (magari all’estero, utilizzando le piattaforme di Internet) o in alcuni casi smontati e rivenduti in pezzi singoli. Il mercato nero dei cellulari rubati gode di ottima salute. Eppure, piazzare la merce in Italia non è così facile: ogni dispositivo è dotato del cosiddetto Imei. Si tratta di un codice identificativo composto da 15 cifre che viene trasmesso dal telefono ogni volta che si effettua una telefonata o si manda un messaggio. Quando un telefoni viene rubato il suo codice Imei finisce in una black list nazionale e non appena il telefono viene attivato, il gestore informa le forze dell’ordine che a quel punto raccolgono le informazioni sulla carta Sim che c’è dentro, sul nome dell’intestatario ecc. «Alcuni dei telefoni rubati in passato – spiega Decanini – sono stati ritrovati dalla polizia. Erano stati venduti a persone ignare della loro provenienza. Ma la maggior parte di questi dispositivi finisce all’estero. Fuori dai confini nostrani, infatti, il codice Imei non viene rilevato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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