Il Tirreno

Lucca

Su Facebook mobilitazione per il Di Simo

di Barbara Antoni
Su Facebook mobilitazione per il Di Simo

Giorgio Mura: «Se i lucchesi saranno sensibili gli strumenti per acquistare il locale si trovano»

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LUCCA. Parte da Facebook la mobilitazione per salvare il Caffè Di Simo, il caffè frequentato da Giacomo Puccini e dagli intellettuali nel Novecento.

Anzi per acquistarlo, come invita a fare - tra provocazione e vera intenzione - il gruppo fondato su Fb da Giorgio Mura, consigliere comunale di Noi per Lucca al centro, lista civica vicina al centrodestra creata in vista delle amministrative del 2012 a sostegno della (ri)candidatura di Mauro Favilla a sindaco di Lucca.

Il gruppo su Fb si chiama “Acquistare il Caffè Di Simo”, il più storico e blasonato tra i locali del centro lucchese ma anche quello finito in maggiore disgrazia, chiuso dal 2012 prima per problemi strutturali poi per la doppia diatriba nata fra i tre soggetti interessati al locale: i proprietari del fondo, la società affittuaria dei locali e quella che lo gestiva.

Su Fb il gruppo è stato costituito mesi fa ma mai sviluppato; adesso però l’idea è stata ripresa e rilanciata. Perché? «Vogliamo restituire alla città uno dei suoi caffè storici, finito per impantanarsi in una complessa vicenda - risponde Giorgio Mura -. Il gruppo vuole essere in primo luogo un incitamento alla popolazione di Lucca perché si attivi, perché si faccia sentire. Il primo traguardo che vogliamo raggiungere è la sensibilizzazione dei lucchesi a questa vicenda e poi in base all’interesse suscitato è nostro obiettivo trovare anche degli strumenti per fare qualcosa di più», continua.

Acquistare addirittura il Caffè Di Simo? Forse, magari con una cooperativa di cittadini, una cosa che nasca dal basso, si propone il gruppo su Fb.

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«Intanto - dice ancora il consigliere comunale Mura - con alcuni amici amanti di Lucca abbiamo cercato di dare il via a una campagna. Tutte le volte che passo da via Fillungo e vedo il Di Simo in quelle condizioni mi prende lo struggimento allo stomaco, come si dice a Lucca. Qualcosa bisogna fare, e noi siamo partiti così, in maniera spontanea: vediamo cosa riusciamo a fare. L’importante in primo luogo è arrivare alla gente. Stiamo pensando anche a iniziative pubbliche. Portare il caso del Di Simo anche in consiglio comunale? Non lo escludo. Ma il punto di partenza, lo ribadisco, è che la gente sappia e si mobiliti. E può farlo intanto iscrivendosi al gruppo».

Il locale storico, frequentato dal Maestro lucchese ma anche da Giovanni Pascoli e Guglielmo Petroni per citarne alcuni, è come sprofondato in un fuoco di fila di battaglie giudiziarie in vari atti conseguenti e successivi.

Tutto cominciò, nell’estate 2012 con la dichiarazione di inagibilità scattata a seguito del rilievo di un solaio troppo fragile. Da lì, dalla diatriba relativa alle spettanze per il restauro, partì la vicenda da cui il locale non è ancora uscito. Un passo in avanti a dire il vero ci sarebbe stato.

Risale a ottobre del 2015 il pronunciamento in primo grado del tribunale, a seguito del quale la Ilva, società affittuaria della gestione da Cogea srl (affittuaria invece dei locali dalla proprietà, nelle persone delle lucchesi Giulia Barsanti ed Erula Dell’Agnello) esce di scena e il restauro del locale spetta a Cogea. Ma nonostante la sentenza, finora di cambiamenti non se ne sono visti.

Intanto la vetrina liberty con i vetri molati è sempre più triste e spoglia, vuota e polverosa, l’ingresso spesso e volentieri invaso dalle cartacce, diviso da via Fillungo da una saracinesca a maglie che non nasconde niente di tutto quanto il degrado.

Anche l’amministrazione comunale ha cercato di prendersi a cuore lo storico locale, ma senza riscuotere alcun successo. «Investitori ce ne sarebbero disposti a gestire il locale - spiega l’assessore al commercio e alle attività produttive Giovanni Lemucchi -. Abbiamo provato a sondare alcune disponibilità. Ma il vero problema è la situazione in cui il locale si trova coinvolto. Chi investe vuole certezze e in questa fase è difficile trovarne». Nel frattempo davanti agli occhi di tutti c’è la tristezza dello spettacolo che il Caffè Di Simo offre.

«L’amministrazione comunale può emettere ordinanze quando ci sono problemi di decoro o di sicurezza - aggiunge Lemucchi -. Ma in questo caso non possiamo emettere un’ordinanza perché il locale, chiuso ormai da anni, possa subito riaprire».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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