Sicurezza
Elettrodotto, le alternative di Terna
L’azienda ha presentato tre varianti al progetto per l’Oltreserchio, contestato dai cittadini e dalle istituzioni
LUCCA. Il plico firmato dai tecnici di Terna è arrivato sul tavolo del ministero dell’ambiente da qualche settimana. E all’interno contiene una rivoluzione per il progetto del nuovo elettrodotto (con annessa megastazione di trasformazione) nell’Oltreserchio: tre alternative che potrebbero prendere il posto degli elaborati attualmente sottoposti a valutazione di impatto ambientale. Quelli, per intenderci, che prevedono la “deviazione” dell’elettrodotto ad altissima tensione La Spezia-Acciaiolo da Camaiore fino a Vecchiano, per raccordarsi con la nuova stazione di cava Batano, a Balbano. Una proposta contro la quale si battono da quasi due anni gli abitanti della zona sud dell’Oltreserchio, oltre alle amministrazioni interessate (Lucca, Camaiore, Massarosa, San Giuliano Terme e Vecchiano).
Ora, dopo mesi di inerzia, l’equilibrio si è rotto, anche e soprattutto dopo l’approvazione del piano di indirizzo territoriale della Regione che, di fatto, “azzoppa” le proposte dell’azienda. E Terna ha messo sul tavolo tre alternative elaborate a seguito di un sopralluogo sul posto con i tecnici della commissione ministeriale, valutandole sotto diversi punti di vista. Le prime due sono assai simili a quella “originaria”. Entrambe prevedono la realizzazione della stazione elettrica da 52.000 metri quadri nella cava Batano. La prima alternativa, tuttavia, sposta il nuovo tracciato dell’altissima tensione facendolo “aggirare” a nord Compignano, rimanendo “nascosto” dal belvedere del paese (uno dei punti critici). Altre modifiche si hanno anche ai percorsi in alta tensione che collegheranno la nuova stazione a quella Ronco-Filettole.
La seconda alternativa proposta da Terna, come la prima, salvaguarda il belvedere di Compignano e, in più, si allontana maggiormente dalle zone pregiate di Chiatri e di Monti di Chiatri. A prezzo, però, di una maggiore lunghezza del percorso. A sud della nuova stazione, il percorso dell’elettrodotto viene modificato in maniera da ridurre l’impatto visivo da Balbano, ma non riuscendo ed evitare quello dalla zona del Lago di Massaciuccoli.
Ma la vera rivoluzione sta nella terza alternativa. Che, innanzitutto, prevede la realizzazione della stazione di trasformazione non a cava Batano, ma, con un’estensione ridotta a 12.800 mq, in una zona a fianco della Lungomonte fra Nozzano e Filettole. Ma, soprattutto, rinuncia a deviare l’attuale tracciato dell’elettrodotto, limitandosi a un raccordo di 1,35km verso la nuova stazione elettrica, in modo da realizzare comunque gli obiettivi di “stabilizzazione” della rete perseguiti da Terna.
I documenti depositati al ministero esaminano le tre alternative, oltre al progetto originale, da diversi punti di vista. Ma è il riferimento alle prescrizioni del piano paesaggistico toscano che restituiscono il nocciolo della questione. Le interferenze dirette con le aree tutelate nel piano regionale, infatti, sono massime nel tracciato in esame: 10.276 metri. L’impatto è minore per le prime due alternative (rispettivamente 7.044 e 8.142 metri) ma è con la terza ipotesi che le interferenze vengono abbattute, con solo 1.936 metri in area protetta.
Ciò non vuol dire, tuttavia, che l’impatto paesaggistico di quest’ultima ipotesi sia limitata. Anzi, il mancato spostamento dei tralicci li mantiene visibili - ricordano i tecnici di Terna - da zone culturali di pregio e tutelate, a cominciare dalla rocca di Nozzano. C’è, poi, da considerare un altro aspetto tutt’altro che secondario: questa ipotesi, lasciando inalterato il percorso dell’elettrodotto, non “libera” frazioni come Maggiano, che da anni e anni si battono contro la presenza ingombrante dei tralicci. Non a caso, nei mesi passati, non erano mancati i momenti di frizione fra il comitato di Maggiano e gli altri rappresentanti dell’Oltreserchio.
Il documento di Terna si conclude in maniera netta: secondo gli elaborati se si dà maggior peso all’impatto sul paesaggio e sui luoghi abitati, l’ipotesi migliore è quella rappresentata dalla prima alternativa. Le carte sono sul tavolo e da qui potrebbe riprendere il percorso dalla valutazione di impatto ambientale. Anche sela procedura dovrà confrontarsi con istituzioni e cittadini. Un passo necessario e dall’esito tutt’altro che scontato.
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