Attenzione
Natale di dolore lacrime e rap: Ciao Giovanni
Centinaia di persone al funerale del 18enne Gli amici gli dedicano i versi di una canzone
CAPANNORI. È una vigilia amara quella che si consuma a San Leonardo in Treponzio. Mentre il resto del mondo si gode il primo giorno di vacanza natalizia, qui giovedì qualche centinaio di persone si è ritrovato, in lutto, con gli occhi gonfi di lacrime. L’assurda morte di Giovanni Fazio finirà per velare di tristezza ancora molti Natali a venire nei cuori delle persone che hanno conosciuto ed amato il 18enne.
Mentre si attende la bara, sull’affollatissimo piazzale della chiesa, c’è un silenzio surreale. Centinaia di persone con gli occhi arrossati si voltano all’unisono, quando dalla strada spunta il carro funebre in testa, al corteo proveniente dall’obitorio, punto di fuga del dolore di tutti. Solo quando il feretro viene portato all’interno la commozione generale si scioglie in un lungo applauso, mentre chi può cerca posto all’interno della chiesa per seguire almeno parte della funzione. Ma sono tanti, tantissimi quelli costretti a rimanere fuori, che si accontentano di essere lì, vicini alla famiglia e agli amici. Una folla di ragazzi e ragazze, compagni di classe e di scuola, che dopo il tristissimo ultimo giorno sui banchi, si trovano ad affrontare l’ancor più triste primo giorno di vacanza. Nella parte finale della chiesa, sulla soglia del portone, è un continuo viavai: in molti afferrano il coraggio a due mani e si fanno strada per entrare. Quasi tutti, dopo alcuni minuti, sono costretti a uscire precipitosamente, stringendo i singhiozzi nelle mascelle serrate. Una fiumana continua e l’esuberanza dei 18 anni appena compiuti, che mai avrebbe pensato di doversi trovare in una circostanza simile.
Intanto la funzione prosegue inesorabile. Il parroco, Don Luigi, non può fare a meno di ricordare i giorni in cui Giovanni giocava a calcio con gli altri giovani del paese, o di quando assieme agli altri si preparava per ricevere la cresima in quella stessa parrocchia. Anche l’arcivescovo di Lucca, monsignor Castellani, ha voluto essere virtualmente presente alla funzione inviando una lettera indirizzata alla famiglia di Giovanni, in cui ha voluto esprimere tutto il dolore e la vicinanza che una vicenda simile può provocare. Ma i protagonisti della giornata, ancora una volta, sono i ragazzi.
Alla fine della funzione un gruppo di loro si avvicina all’altare. Tutti stringono in mano un palloncino, rosso o nero, simbolo forse di una fede calcistica del defunto, forse semplicemente di lutto e dolore. Dagli altoparlanti della chiesa esce una musica che quelle pareti probabilmente non hanno mai ascoltato. Si tratta di un rap, una canzone che parla della morte, ma soprattutto della vita che piace vivere quando si hanno 18 anni. Amore, eccessi e albe viste dalla sabbia di una qualche spiaggia: qualcosa che forse i più anziani in chiesa non possono comprendere, ma che per i compagni del defunto significa molto. E poi via, di nuovo quel silenzio assordante, rotto solamente dal suono cadenzato e funebre delle campane per l’ultimo saluto a Giovanni.
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