La manifestazione
Palloncini rossoneri e canzone rap per l'addio a Giovanni
Centinaia di adolescenti si ritrovano alla chiesa di San Leonardo in Treponzio per l'ultimo saluto al ragazzo di 18 anni morto in un tragico incidente sulla via di Tiglio. La lettera di cordoglio del vescovo Castellari letta dal parroco
LUCCA. Alle 15 della vigilia di Natale (24 dicembre) c'è un paese intero che si ritrova unito per dare l'ultimo saluto a uno dei suoi figli che a 18 anni ha lasciato sgomenti genitori, parenti e amici con la sua tragica fine. Un silenzio surreale piomba sull'affollatissimo piazzale della chiesa di San Leonardo in Treponzio al momento dell'arrivo del carro funebre in testa al corteo che proviene dall'obitorio dell'ex Campo di Marte. Solo quanto il feretro con le spoglie mortali di Giovanni Fazio viene portato all'interno della chiesa la commozione si scioglie in un lungo e sentito applauso. Sono tantissimi gli amici, i coetanei di Giovanni che sono costretti a restare fuori perché il luogo sacro non raccoglie tutte quelle anime che con la morte nel cuore vogliono essere presenti per salutare per l'ultima volta Giovanni.
Una folla sterminata di adolescenti - ragazzi e ragazze, molti compagni di classe e dell'Ipsia Giorgi che il diciottenne frequentava - si ritrovano ad affrontare il giorno più triste delle loro vacanze scolastiche. Singhiozzi e lacrime si alternano sulla soglia del portone della chiesa nell'ascoltare l'omelia e i canti della liturgia funebre. Una fiumana di piercing, tatuaggi, capigliature stravaganti e ciocche colorate non riesce a darsi pace della perdita di un amico strappato da un destino crudele nell'esuberanza dei suoi 18 anni. Il parroco di San Leonardo in Treponzio, don Luigi, ricorda i giorni, così vicini e allo stesso tempo oggi così lontani, in cui Giovanni giocava a calcio con gli altri ragazzi del paese e quando si preparava per ricevere il sacramento della cresima.
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Anche l'arcivescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani, ha voluto essere presente alla funzione inviando una lettera indirizzata alla famiglia di Giovanni in cui esprime tutto il dolore e la vicinanza per quella perdita e per quella ferita impossibile da rimarginare. Ma i protagonisti della giornata sono loro, i ragazzi amici di Giovanni. Alla fine della funziona religiosa un gruppo di loro si avvicina all'altare. Tutti stringono in mano un palloncino rosso e nero. Simbolo della fede calcistica dello studente, grande appassionato della Lucchese. Dagli altoparlanti della chiesa esce una musica che quelle pareti non hanno mai ascoltato. Si tratta di un rap, una canzone che parla della morte, ma soprattutto della vita spericolata che ai ragazzi piace vivere quando si hanno diciotto anni o poco più. Amore, eccessi e albe viste dalla sabbia di una qualche spiaggia esotica. Parole forti che forse gli adulti, gli anziani, non possono comprendere per questioni generazionali. Ma che per i compagni di Giovanni hanno un significato molto importante e profondo.
Il rap dura pochi minuti. Poi di nuovo silenzio assordante rotto dal suono cadenzato e funebre delle campane. La folla di fedeli e amici di Giovanni esce di nuovi fuori sul sagrato ricolmo di gente. Una lunga scia di persone di ogni età accompagna la bara contenente i resti mortali del diciottenne deceduto nel tragico incidente avvenuto martedì notte sulla via di Tiglio a Pieve San Paolo. Un corteo che accompagna Giovanni nell'ultimo viaggio di quella vita che forse assomigliava a qualla canzone rap o che forse non aveva ancora avuto il tempo di assomigliarli.
In ospedale restano gravi le condizioni degli altri tre ragazzi: Samuele Barbini, 19 anni, di San Ginese, Walid Izouhar, 18 anni, di Colle di Compito e Jakub Talaba, 18 anni, slovacco, residente a Colle di Compito.
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