Sicurezza
«Li abbiamo tirati fuori prima che bruciassero vivi»
Parlano i soccorritori intervenuti subito dopo l’incidente sulla via di Tiglio In strada diversi residenti che con secchielli d’acqua hanno limitato il rogo
LUCCA. Un boato nella notte, e poi grida e sirene. Una tranquilla ed uggiosa serata di nebbia si è trasformata istantaneamente in un incubo ad occhi aperti per i residenti di Pieve San Paolo, che poco dopo la mezzanotte tra martedì e mercoledì si sono trovati loro malgrado coinvolti nel gravissimo incidente costato la vita a Giovanni Fazio, 18enne di San Leonardo in Treponzio.
Ma nessuno dei residenti in quel tratto di via, che purtroppo già alcuni anni fa era stato teatro di un altro incidente mortale, si è sottratto al dovere di scendere in strada al freddo, in pigiama, per soccorrere quei quattro ragazzi incastrati nella macchina accartocciata contro il muro. Ancora prima che arrivassero i soccorsi, ancora prima che le fiamme subito divampate dal motore fossero spente e il teatro dell’incidente fosse messo in sicurezza, la istintiva solidarietà umana ha probabilmente salvato la vita a tre dei quattro ragazzi coinvolti nella tragedia.
I primissimi soccorsi, infatti, sono stati portati da Leonardo Lunardini, 29 anni, unico testimone oculare dell’incidente, che con la sua autovettura stava percorrendo la via di Tiglio in direzione opposta alla Citroën Xsara dei quattro ragazzi: «Quando ho visto l’auto – racconta il ragazzo – questa era già completamente fuori controllo. Aveva appena urtato contro uno spigolo sul proprio lato della carreggiata e il contraccolpo l’aveva sbalzata sulla mia corsia, tagliandomi la strada e andando a sbattere con estrema violenza contro il muro di una abitazione. L’impatto è stato devastante: mentre frenavo sull’asfalto bagnato ho sentito i detriti del muro che rimbalzavano sul parabrezza della mia macchina. Ho inchiodato appena in tempo per evitare di schiantarmi a mia volta contro il rottame».
Pericolo scampato per un pelo, quindi, ma neanche un secondo per riprendersi dallo spavento: immediatamente, infatti, dalla macchina incidentata iniziano a levarsi lingue di fuoco, minacciosamente vicine all’abitacolo dove, incastrati e semincoscienti, ancora si trovano i quattro ragazzi: «Non ci ho pensato neanche un secondo – continua Leonardo – sono sceso dall’auto ed ho chiamato subito i soccorsi, poi sono corso al rottame della macchina per cercare di tirare fuori i ragazzi prima che bruciassero vivi.
«Nel frattempo - ricorda Lunardini - sono scesi in strada anche alcuni residenti che con pentole e secchielli hanno improvvisato una catena umana per tenere a bada le fiamme. Senza il loro aiuto probabilmente il bilancio della tragedia sarebbe stato ancora più terribile».
Mentre infatti l’estrazione dei tre passeggeri viene portata a termine celermente il conducente, un 19enne di San Ginese, si ritrova completamente incastrato tra i rottami della sua macchina, in condizioni tali che risulta impossibile estrarlo dalle macerie.
Solo i vigili del fuoco, accorsi rapidamente sul luogo dell’incidente, riescono a creare un varco avvalendosi di tenaglie atte a tagliare le lamiere ed estrarlo dall’abitacolo dopo circa una mezz’ora di lavoro forsennato. Dopodiché scatta la corsa verso l’ospedale, nel tentativo disperato di salvare la vita al ragazzo.
«Le condizioni dei giovani sono sembrate subito molto gravi – dice Daniele Mantio, che ha partecipato ai soccorsi nella notte – Quello sul sedile del passeggero, che poi abbiamo saputo essere deceduto, non è stato mai cosciente. Gli altri tre si lamentavano, accusavano fratture varie e parevano dover svenire da un momento all’altro. Il guidatore, mentre cercavano di estrarlo dall’abitacolo, diceva di non sentire più le gambe. È stata una esperienza veramente straziante».
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