Il Tirreno

Lucca

Bimba nasce down, nessun risarcimento ai genitori

L'ospedale di Barga
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L'ospedale di Barga

Lucca: la Cassazione ha deciso su una richiesta di una famiglia alla quale i medici non avevano riscontrato, in gravidanza, il problema della figlia

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LUCCA. Nessun risarcimento per la bimba nata  perché non le è stata diagnosticata la sindrome di Down. Lo ha stabilito la Cassazione a Sezioni Unite, secondo cui non esiste il «diritto a non nascere se non sano» e questo «mette in scacco il concetto stesso di danno» per il nato malato. Le Sezioni unite sono intervenute su una richiesta di risarcimento danni, a nome proprio e della figlia, di una coppia nei confronti della Asl di Lucca e i primari dei reparti di ginecologia e del laboratorio dei analisi di Barga all'epoca dei fatti, Arturo Viglione e Arnaldo Savarino.

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Nonostante un'indagine prenatale, i medici non avevano riscontrato che la bambina fosse affetta dalla sindrome di Down. Se correttamente informata la madre non avrebbe portato a termine la gravidanza e per questo ha chiesto il risarcimento. Le Sezioni Unite lo hanno respinto per quanto riguarda la bambina, mentre hanno disposto un nuovo approfondimento per il danno psicologico subito invece dalla madre.

Secondo la Cassazione non esiste il diritto al risarcimento del danno per il bambino nato malato «tanto più che di esso si farebbero interpreti unilaterali i genitori nell'attribuire alla volontà del nascituro il rifiuto di una vita segnata dalla malattia; come tale, indegna di essere vissuta (quasi un corollario estremo del cosiddetto diritto alla felicità)». Per la Cassazione, non c'è un diritto a non nascere, così come «non sarebbe configurabile un diritto al suicidio tutelabile contro chi cerchi di impedirlo»: nessuna responsabilità avrebbe il soccorritore «che produca lesioni cagionate ad una persona nel salvarla dal pericolo di morte».

L'ordinamento, aggiungono le Sezioni unite, «non riconosce il diritto alla non vita: cosa diversa dal cosiddetto diritto di staccare la spina, che comunque presupporrebbe una manifestazione di volontà ex ante, attraverso il testamento biologico».

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