Il Tirreno

Lucca

Pochi studenti al corteo in centro

di Nadia Davini
Pochi studenti al corteo in centro

Una settantina di persone con slogan e cartelli per protestare contro la riforma del governo Renzi

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LUCCA. Contro il caro libri, il caro trasporti e soprattutto contro la buona scuola. Sono tre i motivi che hanno portato i ragazzi del Collettivo autonomo studenti lucchesi ad attivarsi per organizzare una protesta che coinvolgesse gli istituti scolastici del territorio, prima con le occupazioni dei giorni scorsi, poi con la manifestazione cittadina di ieri. Poco più di settanta i ragazzi che hanno deciso di scendere in piazza, segnale di una mobilitazione che si è dispersa nel tempo, spesso poco informata, sparpagliata nell'impossibilità di trovare spazi fisici comuni dove confrontarsi e sviluppare una reale partecipazione. Difficoltà che raccontano gli studenti stessi, spiegando come molti loro coetanei siano poco informati, «costretti nell'apatia tipica di questa città», spiegano.

«Le proteste si fermano sui social, come se questi rappresentassero una soluzione. In tantissimi condividono le motivazioni che ci portano oggi a protestare, così come in tanti nei giorni scorsi sostenevano le ragioni dell'occupazione, ma non la forma utilizzata. Siamo pochi ce ne rendiamo conto, ma siamo conviti di quello che diciamo. E continueremo a sostenerlo: la riforma della Buona scuola penalizza l'istruzione pubblica, in favore di quella privata. Ci sono tante scuole che versano in condizioni vergognose, non abbiamo spazi di confronto». Il corteo, partito da piazzale Verdi e continuato in piazza Napoleone, piazza San Giusto, via Fillungo, piazza San Pietro Somaldi e piazza San Martino, ha richiamato l'attenzione anche sulla scarsità di opportunità che la città riserva ai suoi cittadini più giovani. «Siamo scesi in piazza per continuare un percorso di lotta contro le ingiustizie - spiegano i rappresentanti del Casl - per denunciare l'accanimento che l'opinione pubblica ha nei nostri confronti e nei confronti delle nostre proteste. Siamo stanchi di doverci chinare alla volontà di chi non vive la scuola. Si accaniscono contro di noi, definendoci antidemocratici, fuorilegge e zecche della società, quando in realtà stiamo combattendo l'individualismo e l'indifferenza. La buona scuola non è altro che una farsa, una manovra del governo finalizzata a privatizzare ed impoverire la scuola pubblica italiana. Al peso di questa, su una generazione abbattuta dalla crisi economica, si aggiungono il macigno del caro trasporti, caro libri e provvedimento Isee. Nella nostra città, così come in ogni città d'Italia, gli edifici pubblici destinati all'istruzione cadono a pezzi, i fondi che supportano lo sviluppo delle scuole giungono dai privati, che sfruttano la decadenza per farsi pubblicità gratuita. A Lucca non esistono spazi per gli studenti, al di fuori della biblioteca Agorà, per altro sorvegliata costantemente da guardie giurate. E che anche stavolta, alla fine del corteo, era militarizzata da camionette e polizia. Una mossa che sembra impedire a un corteo di studenti di poter parlare della biblioteca che frequentiamo ogni giorno».

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