Attenzione
Arredi urbani, individuate 5 aree speciali
Indicate nel protocollo con la Soprintendenza La giunta può prevedere allestimenti ad hoc
LUCCA. «Stiamo lavorando per fare di Lucca la città ideale». Il sindaco Alessandro Tambellini scherza, ma non troppo. Due giorni fa l’amministrazione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la Soprintendenza. L’obiettivo primario dell’accordo è snellire le procedure per ottenere le autorizzazioni all’uso del suolo pubblico in centro e nelle zone soggette a vincolo ambientali da parte di bar e ristoranti. In pratica, il placet per i cosiddetti arredi esterni esercizi: tavoli, sedie, fioriere, panchine, pedane, dehor, ecc. Il documento prevede il rinnovo automatico del permesso per chi lo ha già e non modifica gli allestimenti, mentre chi apporta dei cambiamenti o chiede per la prima volta il placet della Soprintendenza dovrà attendere al massimo sette giorni per avere una risposta: dopo scatta il silenzio-assenso. Una novità importante per residenti e commercianti, ma non l’unica.
Gli ambiti speciali. Il documento è propedeutico all’introduzione del nuovo regolamento sul decoro a cui il Comune sta lavorando da tempo. Attraverso questi due strumenti si potrà dare maggiore uniformità e gradevolezza agli allestimenti esterni dei locali che affollano piazze e strade cittadine. E che non sempre, seppur formalmente in regola, sono in armonia con l’ambiente circostante (vedi pezzo a fianco).
Va in questa direzione l’individuazione di cinque aree che secondo quanto scritto nel protocollo potranno essere oggetto di ulteriori progettazioni unitarie. I cosiddetti “ambiti speciali” sono quelli di piazza San Michele (comprese piazzetta dei Cocomeri e il Loggiato di palazzo Pretorio); piazza San Giovanni (comprese piazza San Martino, piazza Antelminelli e piazzale Arrigoni); piazza Napoleone (comprese piazza del Giglio, piazza XX settembre e via Vittorio Veneto); piazza degli Scalpellini e piazza San Frediano; piazza San Francesco e la Madonna dello Stellario.
L’Anfiteatro. A queste 5 aree si aggiunge piazza Anfiteatro che rientra in un ambito speciale, per il quale sono previste specifiche indicazioni di “assetto figurativo”. «Spetterà alla giunta – spiega l’assessore Lemucchi – valutare se in queste cinque zone si devono prevedere allestimenti diversi rispetto a quelli indicati dal regolamento sul decoro. Simili decisioni verranno prese in accordo con i commercianti. Maggiore uniformità negli arredi? Diciamo che si va in questa direzione anche se la questione è demandata al regolamento sul decoro: in queste settimane stiamo lavorando al nuovo testo. Su piazza Anfiteatro abbiamo già concesso delle deroghe per quanto riguarda le dimensioni degli ombrelloni, accogliendo le richieste degli esercenti».
Manca l’armonia estetica. Sul fatto che ci sia bisogno di maggiore uniformità concorda anche il soprintendente Luigi Ficacci: «Viviamo in una città riconosciuta universalmente come di assoluta bellezza – spiega – Questo è un dato di fatto che per noi deve costituire un riferimento concreto: dobbiamo essere all'altezza di questo affetto “mondiale” verso Lucca. Dato che c'è un’antica consuetudine di collaborazione tra istituzioni, abbiamo deciso di rivedere ogni anno i regolamenti sul suolo per aggiornarli e stare al passo con una città che è viva e in continuo mutamento. Maggiore uniformità? Certo, questo protocollo d’intesa può essere una premessa per avere un uso pubblico della città di alta qualità. Questo obiettivo comporta necessariamente delle configurazioni e degli allestimenti esterni che abbiano un’armonia con il contesto in cui sono inserite».
Fino ad ora, soprattutto in alcune piazze storiche come quella dell’Anfiteatro, questa uniformità pare non esserci: sedie, tavoli e arredi vari non sono tutti della stessa foggia. «Ci sono soluzioni che all’occhio del singolo possono non sembrare qualificate dal punto di vista estetico al grado che una città come Lucca richiederebbe. Ma non è con regole più stringenti che si ottiene un risultato di qualità. O almeno non solo con quelle: serve la collaborazione di tutti i soggetti. Non a caso, il protocollo d’intesa è il risultato di una lunga serie di incontri e di riflessioni che abbiamo avuto con il Comune e il sindaco. E i commercianti sono altrettanto importanti: guai ad avere una città che non fosse resa viva dalle sua attività».
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