La manifestazione
«Era giusto fare quegli esposti»
Il consigliere sottolinea come si sia fermata la cementificazione
LUCCA. Non si fa attendere la replica del consigliere di Governare Lucca Piero Angelini alle dichiarazioni dell’ex assessore Marco Chiari il quale, dopo l’assoluzione dall’accusa di corruzione, ha annunciato la volontà di querelare gli accusatori e di muoversi anche contro il pubblico ministero.
«Le dichiarazioni di Chiari in parte mi riguardano – replica Angelini – quando scrive che non soltanto l’inchiesta “Volpe del deserto” è nata da un mio esposto, cosa sostanzialmente vera (in realtà l’esposto era stato presentato dalla dirigenza di Governare Lucca), ma anche, cosa invece discutibile, che il processo è stato segnato dalla mia “versione dei fatti” che vedeva in lui “il deus ex machina di tutte le malefatte possibili”. Naturalmente non ho mai pensato a Marco Chiari, semplice “sbrigafaccende”, come lui stesso si definisce, come un “deus ex machina” della politica lucchese; né ho mai parlato di “malefatte”, se questo vuol dire corruzione, di cui mai mi sono occupato. Quanto alle vicende processuali, noi abbiamo indicato semplicemente, nei nostri esposti, fatti e presunte violazioni di legge, a cominciare, tra le tante, dalla proposta della giunta, di cui Chiari faceva parte, di abolire le Utoe (decisione poi rivista, su diffida della Regione) al momento della approvazione della variante, nel 2011. O il procedere, per la ristrutturazione dello stadio, invece che con un piano attuativo, come prevedeva la legge, cioè alla luce del sole, con un permesso a costruire da rilasciare nel segreto degli uffici».
«Vero poi che i giudici hanno ritenuto queste violazioni non rilevanti sul piano penale – continua Angelini – con motivazioni di cui prendiamo atto, ma che, a mio avviso, sono alquanto discutibili sul piano giuridico, come, per esempio, nel caso della decisione illegittima sullo stadio, che è stata giustificata per il fatto che maggioranza e minoranza erano in fondo del tutto d’accordo (eccetto la feccia di Governare Lucca). Ma questa interpretazione “estensiva”, da parte dei giudici toscani, delle vicende processuali, dovrebbe lasciare più sereno Chiari, che non dovrebbe prendersela, in modo inconsulto, contro il magistrato che ha sostenuto in buona fede, nel processo, l’accusa e che dava una interpretazione diversa e pur legittima dei fatti processuali. Ne parlo a ragione veduta, dal momento che anch’io ho passato molti anni, precisamente 14, a difendermi, nei 14 processi che ho subito, contro l’accusa sostenuta qui a Lucca, con durezza, dallo stesso magistrato, che oggi Chiari attacca pesantemente. Al termine dei processi, da cui sono uscito definitivamente assolto e che pure mi hanno tolto 14 anni della mia vita, mai mi è venuto in mente di metter in discussione la buona fede di chi mi ha accusato e perseguito nei processi».
«Rimane comunque una considerazione politica – chiude il consigliere – questa città, a cominciare dal varo del Regolamento urbanistico nel 2002, in cui anche Chiari ha avuto un ruolo di un qualche rilievo, fino al termine dell’Amministrazione Favilla, ha visto realizzarsi, in mille modi e in mille forme, una cementificazione selvaggia del territorio. Di tutto questo processo di cementificazione selvaggia, anche Chiari ha una qualche responsabilità politica. Comunque, gli esposti e le denunce di Governare Lucca, per quanto riguarda le violazioni urbanistiche, se non hanno portato a condanne penali di sorta (del che certamente non ci doliamo), hanno avuto un qualche risultato politico, dal momento che hanno cambiato in profondità l’atteggiamento di amministratori e funzionari, molto più attenti. Siamo contenti, dunque, di quel che abbiamo fatto, che era poi il nostro dovere politico; e siamo convinti, che se le circostanze lo richiedessero, lo faremmo di nuovo».
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