Toscana
La vendetta di Chiari «Farò azioni legali sui miei accusatori»
L’ex assessore, dopo l’assoluzione, dichiara guerra e annuncia il suo ritorno sulla scena politica locale
LUCCA. Sono quattro anni e mezzo esatti, oggi, dal giorno che cambiò la vita di Marco Chiari, noto geometra lucchese, tecnico prestato alla pubblica amministrazione con i sindaci Pietro Fazzi prima e Mauro Favilla poi. Il 15 giugno 2011 Marco Chiari era il super assessore (delega ai grandi progetti) della giunta Favilla e fu arrestato all’alba con l’accusa di corruzione in concorso (con un dirigente comunale, poi assolto) relativamente a operazioni immobiliari: il Comune doveva rilasciare permessi per costrure un nuovo quartiere nel parco di Sant’Anna e per riqualificare lo stadio porta Elisa alla pratese Valore spa rappresentata da Giovanni Valentini.
Oggi, dopo due gradi di giudizio e la sentenza della Cassazione che dichiara l’insussistenza di quei fatti, Chiari vuole la rivincita. Anzi «il riscatto» come lo definisce lui. E lo vuole in modo pesante: annuncia «un’azione in sede civile e penale contro Fabio Origlio», magistrato oggi con l’incarico di reggente della procura di Lucca, all’epoca dei fatti pubblico ministero nell’operazione Volpe del deserto, come fu denominata quella a carico di Chiari e di altri nomi eccellenti del panorama amministrativo, giuridico e dei professionisti di Lucca. All’operazione che vuole far partire, Chiari ha dato il nome Rottweiler, «detto anche “il cane del macellaio”».
«La giustizia vale anche per i magistrati - dice il geometra dal suo studio di S.Concordio -. Non posso lasciar perdere quanto in quattro anni e mezzo è stato fatto a me e alla mia famiglia, senza la quale non avrei retto. Quattro anni e mezzo con i conti bloccati, costretto a chiedere soldi a mia moglie e mia madre, a mia figlia se volevo andare avanti. Quattro anni e mezzo in cui ho perso amici e clienti. Qualcuno poi è tornato, con tanto di scuse».
Come scrive in un documento consegnato ai giornalisti e firmato di suo pugno, Chiari sta valutando «se ricorrono i termini per agire contro di lui (Origlio, ndr) per stalking, persecuzione personale e abuso di potere nell’esercizio delle sue funzioni». Azioni che, annuncia, avvierà con un pool di legali attivi fuori dalla Toscana. E non finisce qui. Chiari si riserva di procedere anche contro «il Gip Silvestri e l’allora procuratore capo della procura dottor Cicala».
L’azione legale sarà comunque solo il primo passo del «riscatto» di Chiari. Intanto farà politica, da coordinatore di una lista civica ma non da candidato. Il motivo? Non sopporta di vedere «quello che sta facendo l’attuale amministrazione, ovvero riprendere dai cassetti progetti miei e riutilizzarli in pieno, come è accaduto per il mercato del Carmine. In vista delle amministrative del 2017 mi impegnerò di nuovo in politica, mettendo a servizio la mia esperienza e conoscenza. Stiamo costruendo una lista civica di centro-centrodestra, di cui sarò coordinatore ma non candidato», dice.
E poi scriverà un libro, in cui racconterà la sua storia «e pubblicherò tutte le sentenze che mi riguardano - anticipa -. Le pubblicherò in forma integrale e sarà forse una lettura noioso, quattrocento pagine al minimo. Ma a qualcuno interesserà».
Mentre parla, più volte torna a definirsi “sbrigafaccende”. Quell’etichetta che gli attaccò il tribunale del Riesame non l’ha mai dimenticata. «Sono uno sbrigafaccende ma per l’interesse pubblico. Non capisco il perché di tanto accanimento, anche da personaggi della politica che continuano ancora oggi a essere devastanti», chiude.
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