Sicurezza
«Slot e scommesse ti mangiano la vita», parlano gli ex giocatori
Il gruppo dei Gamblers Anonymous si ritrova a Sant’Anna. «C’è gente che perde tutto e arriva sull’orlo del suicidio»
LUCCA. «Noi abbiamo ammesso la nostra impotenza di fronte al gioco, riconoscendo che le nostre vite erano divenute incontrollabili». È la prima regola dei Gamblers Anonymous. Chi si presenta alle riunioni deve recitarla. È una presa di coscienza, l’alzare le braccia per chiedere aiuto di fronte a una malattia che ti mangia tutto: soldi, lavoro, affetti. A volte perfino la vita. Stiamo parlando della ludopatia, la dipendenza dal gioco d’azzardo nelle sue molteplici forme. Dalle corse dei cavalli, al “Gratta e vinci”, passando per le scommesse online sul calcio e infine le slot: il caleidoscopio delle tentazioni è assai vario e muove un giro d’affari di miliardi di euro, su cui spesso anche la criminalità butta gli occhi. A Lucca, per il momento, non si registrano queste oscure presenze, ma il fenomeno del gioco d'azzardo ha comunque dimensioni importanti.
Il gruppo. Per cercare di uscire da questo circolo vizioso, gli ex giocatori si sono riuniti in un gruppo: i Gamblers Anonymous. Ogni giorno fanno a braccio di ferro col desiderio di tornare a giocare e si danno man forte l’un l’altro. «È un gruppo di auto-aiuto in cui ci sosteniamo a vicenda – spiega Andrea (nome di fantasia), 51 anni, giocatore per 15 anni, da due lontano dal vizio – Abbiamo deciso di creare il gruppo nell’agosto del 2013, grazie alla collaborazione del Sert. Ci ritroviamo un paio di volte a settimana nei locali della chiesa di Sant’Anna: il mercoledì sera e il sabato mattina. Lo “zoccolo duro” è composto da una dozzina di ex ludopatici, ma alle nostre riunione si presentano anche persone che stanno iniziando a prendere coscienza del loro problema. Molti vengono un paio di volte e poi scompaiono, vinti nuovamente dal gioco. Ma le nostre porte sono sempre aperte».
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Il ciclo dei vinti. Il modello è quello degli alcolisti anonimi, che spesso si vede nei film. Nel gruppo ci sono il maresciallo dei carabinieri in pensione che si brucia l’assegno dell’Inps in un paio di giorni; oppure la cuoca del ristorante che si è rovinata con le lotterie istantenee, il dipendente pubblico vittima delle scommesse online o il giovane studente universitario pieno di debiti all’insaputa della famiglia. L’universo delle vittime della ludopatia è variegato: «Si inizia a giocare per scherzo – spiega Andrea – magari per festeggiare una serata piacevole. Il più delle volte a fregarti è la prima vincita: a quel punto pensi di essere speciale e di poter arrotondare lo stipendio col gioco. A quel punto sei già nel vortice: ti convinci di poter influenzare un risultato di una slot o di una partita. Ma purtroppo non è mai così: cominci a perdere, cerchi ovunque i soldi e nascondi tutto ai tuoi familiari. Spesso finisci col fare debiti, col dire bugie, col saltare il lavoro. Alla fine, arrivi a un punto in cui vincere o perdere non fa più differenza: quel che conta è giocare. C’è gente che lo fa per 8 ore al giorno»,
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Un passo alla volta. Di storie di ordinaria disperazione legate alla ludopatia Gamblers Anonymous ne hanno sentite molte. Spesso le hanno sperimentate anche sulla propria pelle: «Io ho giocato per 15 anni – racconta Andrea – A cosa? Un po’ a tutto. Per fortuna da un paio d’anni sono riuscito a fermarmi. Qui raccogliamo esperienze di ogni genere: c’è chi ha fatto 90mila euro di debiti e non sa come uscirne; chi è stato buttato fuori di casa dalla moglie che ha scoperto le spese; chi ha confessato di essere arrivato a un passo dal suicidio. Cosa diciamo loro? Niente, li ascoltiamo e quando hanno finito gli consigliamo di prendersi una pausa di un giorno. E la volta dopo facciamo lo stesso. Un passo alla volta. Poco a poco la mente riacquista lucidità e ci si rende conto di essere finiti in trappola. La ludopatia non è un semplice vizio, come molti credono:è una dipendenza che deve essere curata con costanza e a volte anche con dei farmaci. La famiglia in questo è fondamentale».
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