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Lucca

L’esperta

«Quell’attrazione ipnotica che ci rende schiavi»

«Quell’attrazione ipnotica che ci rende schiavi»

Sono 89 le persone affette da ludopatia prese in carico dal Sert: il percorso di recupero dura un paio d’anni. Fondamentale l’apporto della famiglia

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LUCCA. «Macchine studiate per catturare la nostra attenzione e trascinarci in una sorta di ipnosi di cui si rimane schiavi». Così descrive le slot la dottoressa Ellena Pioli, responsabile del Sert di Lucca. Sono 285 i lucchesi che negli ultimi anni si sono rivolti alla struttura dell’Asl 2 per problemi di ludopatia. Le persone attualmente in cura sono 89, tra residenti e non. «Quando la persona si presenta per chiedere aiuto – spiega la dottoressa Pioli – viene accolta in prima visita dall'educatore e dalla psicologa. Si chiede subito la partecipazione di un familiare in grado di gestire aspetti di vita pratica, compresi quelli di tipo economico. Dopo questo primo step si fa una visita psichiatrica, per capire se ci sono disturbi e malattie che devono essere trattati per via farmacologica. A quel punto inizia il programma di recupero, che prevede visite e controlli con i familiari disposti a fare da tutor. Ci sono tre gruppi: uno per gli utenti, uno per i familiari e uno più specifico per le donne. Gli incontri si tengono una volta ogni 15 giorni, poi si possono stabilire colloqui individuali in base alla gravità della situazione».

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Il percorso. In media il trattamento dura due anni: «Se il caso è particolarmente serio – spiega ancora la dottoressa – il soggetto può essere indirizzato presso una comunità terapeutica in provincia di Siena, per un periodo residenziale di tre settimane. In alcuni casi prescriviamo dei farmaci antidepressivi, che possono diminuire la compulsione al gioco. Spesso, infatti, i soggetti affetti da ludopatia assommano disturbi depressivi e di personalità». L'età media delle persone prese in carico dal Sert è di 35-40 anni, con un livello di studi medio-basso. «La maggior parte degli utenti – prosegue la dottoressa Pioli : ha almeno un diploma. Degli 89 che attualmente abbiamo in carico 60 hanno un'occupazione stabile, 11 sono disoccupati, 4 sottoccupati, uno è studente mentre gli altri non lavorano. Ci sono casalinghe, impiegati, artigiani, operai edili».

Questione di famiglia. Accorgersi del problema non è semplice: «I primi contatti con la nostra struttura solitamente vengono presi dai familiari, dopo che hanno scoperto ammanchi in banca e bollette non pagate – prosegue l’esperta – Sul Web ci sono dei test molto brevi che possono aiutare il soggetto a capire se ha perso il controllo della sua vita. Quello che si nota negli ultimi anni è una diminuzione delle dipendenze da lotterie istantenee (ad esempio i "Gratta e vinci"), mentre sono sempre di più le persone che hanno problemi con le slot machine. In crescita il fenomeno del gioco online, accessibile in qualsiasi momento anche da un semplice telefono».

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Macchine studiate per rapirci. Il sociologo Roger Caillois definiva questo tipo di attività ludiche come un abbandonarsi completamente ai capricci del fato (alea). Sul fascino che i giochi d'azzardo esercitano c'è un’ampia letteratura: «Giocando il soggetto riceve una scarica adrenalinica che difficilmente ottiene nella vita normale – spiega Pioli – Solitamente ci si mette davanti a una slot per far diminuire la componente depressiva o l'ansia, legata a fattori esterni. Nelle slot in particolare c'è un “allure ipnotica” data dalla velocità del gioco, dalle luce, dagli stimoli legati al contatto con la macchina. Elementi studiati da chi ha costruito gli apparecchi, per catturare le nostre capacità di attenzione e renderci schiavi». (g.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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