La manifestazione
In treno col kalashnikov, ma è finto
Notte di caccia all’uomo tra Lucca e Altopascio dopo alcune segnalazioni e riprese video: l’arma era però un giocattolo
LUCCA. L’allarme è scattato attorno tra le 18 e le 18,30 di mercoledì, ed è partito dalla polizia ferroviaria di Firenze, cui sono arrivate alcune telefonate preoccupate, da parte dei viaggiatori che si trovavano sul treno che arrivava a Viareggio. I passeggeri segnalavano che sullo stesso treno c’era anche un uomo, sui 30 anni di età, ben vestito, apparentemente magrebino dai caratteri somatici, che però teneva tranquillamente a tracolla un kalashnikov, il fucile d’assalto che abbiamo imparato a riconoscere dalle immagini quotidianamente trasmesse dai Tg.
Ora, davanti a una segnalazione del genere, gli stessi agenti si sono mostrati inizialmente abbastanza scettici. Ma, comunque, già dalla segnalazione sono partite le verifiche, visto che la prudenza è sempre d’obbligo, e a maggior ragione in tempi di incertezza come questi. Nel frattempo poi anche altre chiamate sono iniziate ad arrivare, da altri viaggiatori, un po’ a tutte le forze dell’ordine. Insomma, la situazione si stava facendo allarmante. Immaginatevi dunque lo stupore (e la preoccupazione) quando dalla visione delle telecamere sul treno è emerso che sì, era tutto vero: tranquillamente seduto c’era un passeggero corrispondente alla descrizione, kalashnikov compreso.
Ebbene, quelle che ne sono seguite sono state ore frenetiche di caccia all’uomo e di ricerca di una spiegazione che, ieri mattina, è arrivata, facendo tirare a tutti un sospiro di sollievo. L’arma c’era davvero, ma era un banale giocattolo. Veniva così confermata quella che sin dall’inizio era ritenuta l’ipotesi ritenuta più probabile, ossia quella del falso allarme. Ma, visto il clima generale di paura che si respira, fino a quel momento ogni possibilità era stata presa in considerazione, compresa quella di trovarsi di fronte a un estremista, a un potenziale terrorista o a un folle isolato che, armato dell’arma “classica” degli attentatori (la stessa usata a Parigi), si aggirava nella provincia di Lucca.
Sì, perché l’intera vicenda si è sviluppata in Lucchesia: le telecamere hanno permesso di ricostruire – andando a ritroso – gran parte del percorso fatto dall’uomo “armato” di kalashnikov. Percorso che non si è mai allontanato dalla nostra zona. Il primo frame dell’uomo col mitragliatore a tracolla era stato catturato in piazza Napoleone, nel cuore di Lucca. Poi le immagini successive lo hanno seguito sino alla stazione ferroviaria di Lucca. Qui l’uomo del mistero è salito sul treno, in direzione Firenze, e le telecamere hanno continuato a riprenderlo, fino alla stazione di Altopascio. Poi più nessuna traccia.
Presumibilmente lo stesso era sceso proprio ad Altopascio. Ma le telecamere di quella stazione erano guaste, e non c’erano altre immagini. A quel punto la caccia all’uomo, che ha visto impegnati Digos, carabinieri e polizia municipale si è concentrata sulla cittadina della piana. E proprio guardando le immagini un agente della Digos ha visto nel misterioso “potenziale attentatore” un volto noto. In realtà si trattava di un giovane altopascese, appassionato di softair, ossia la guerra simulata con fucili e pistole finte, ad aria compressa, che l’agente aveva conosciuto per altri motivi.
Così quando ieri mattina gli uomini della Digos si sono presentati a casa del giovane hanno trovato subito “l’arma” che aveva scatenato così tante paure. Un po’ assonnato e molto sorpreso il proprietario del (finto) kalashnikov ha spiegato che lui non si aspettava di provocare tanto putiferio. Quello era solo un giocattolo e il giorno prima era andato a ritirarlo in un negozio di Lucca. E come un giocattolo l’aveva portato sul treno. Solo che se un modellino di vettura si distingue da un’auto vera o una Barbie è inconfondibile con una bambina, quel mitragliatore “ludico” era in tutto e per tutto simile a un vero kalashnikov. Certo, a guardarlo da vicino, ma da molto vicino, e prendendolo in mano, si capiva che quel fucile non era vero. Ma anche il tappo rosso (obbligatorio per le armi giocattolo) era a malapena visibile. Non solo ma non si trattava di un gioco nuovo, ma di un finto fucile già usato, e quella patina di vetusto che lo caratterizzava finiva per dargli un aspetto autentico.
La buona fede del suo proprietario, un giovane di 25 anni, italiano di origine sinti, residente ad Altopascio, non è però bastata a salvarlo da una denuncia per procurato allarme (mentre la finta arma è stata sequestrata). Perché anche per muoversi con una finta arma ci sono delle regole da rispettare, a partire da quella del buonsenso.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
