Sicurezza
Serve un altro centro di accoglienza ma non sarà a Lucca
Scade oggi il bando per tentare di coinvolgere altri soggetti. Intanti, prima di Natale, le tende del campo delle Tagliate dovrebbero essere sostituite dai prefabbricati
LUCCA. Prefabbricati appoggiati al terreno, privi di collegamenti alla rete fognaria e idrica, utili solo per dormirci, ma indispensabili per offrire ambienti caldi. Avranno queste caratteristiche i moduli abitativi che prima di Natale dovrebbero sorgere in via delle Tagliate, nel centro di prima accoglienza della Croce Rossa, al posto delle tende blu che fino a oggi hanno accolto, e continuano a farlo, centinaia di migranti richiedenti asilo.
Luoghi finalmente caldi, in cui poter ricreare temperature, reali e percepite, ben al di sopra dello zero, unico antidoto all'umidità che in queste settimane sta costringendo la settantina di ragazzi che vive nell'hub temporaneo gestito dalla Cri, in una situazione di disagio e reale difficoltà. Perché il freddo non fa dormire, rende complessa qualsiasi attività, anche le banali operazioni di lavaggio e asciugatura dei vestiti, fa ammalare. E basta recarsi in via delle Tagliate nelle prime ore del mattino o subito dopo l'imbrunire per scorgere la coltre di nebbia che inghiotte le tende, lasciandone intuire solo le sagome.
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D'altronde, il primo a non volere più questo tipo di sistemazione è proprio Enzo Fasano, presidente del comitato lucchese della Croce Rossa, secondo cui «questa non è un'accoglienza dignitosa, il freddo ora comincia a farsi sentire e le tende non vanno più bene. Ci siamo attrezzati con le stufe, ma neanche quelle sono sufficienti per risolvere il problema dell'umidità e per offrire a questi ragazzi condizioni accettabili». La questione è aperta. Lo sa bene l'assessore comunale Antonio Sichi che, insieme a Fasano, si è recato diverse volte in Prefettura per discutere della situazione e ipotizzare soluzioni da rendere operative nel più breve tempo possibile. E lo sa bene anche il prefetto, Giovanna Cagliostro, che non a caso ha indetto il secondo avviso di manifestazione d'interesse (il primo risaliva all'estate scorsa) per l'affidamento del servizio di accoglienza in favore di cittadini stranieri richiedenti protezione internazionale, rivolto a soggetti che dispongano di strutture di minimo 20 posti, elevabili a 50 nel caso di comuni superiori a 15mila abitanti.
Il bando scade proprio oggi ed è mirato a coinvolgere nel sistema dell'accoglienza quelle 19 amministrazioni comunali che fino a ora hanno fatto meno delle altre, in alcuni casi addirittura niente, per rispondere all'emergenza profughi ancora in corso. L'operazione della Prefettura non è fine a se stessa, ma diventa propedeutica alla sostituzione delle tende con i prefabbricati, visto che una delle condizioni poste da Palazzo Orsetti per avviare il progetto, è che il numero dei migranti presenti in via delle Tagliate scenda ulteriormente, fino ad arrivare a 40 persone.
L'altra conditio sine qua non, poi, che Sichi rivendica con forza, è la creazione di un altro centro di prima accoglienza, in tutto e per tutto analogo a quello già esistente, pronto per essere attivato nel caso di nuovi e considerevoli arrivi, da realizzare in un comune qualsiasi della provincia, ma non a Lucca. Ed è qua che le certezze vacillano. Perché non sarà facile individuare un'amministrazione disposta ad accollarsi la costruzione di un centro di prima accoglienza per richiedenti asilo sul proprio territorio e né comune di Lucca né Croce Rossa intendono entrare nel delicato argomento (la Croce Rossa si è solo detta disponibile a gestire anche il secondo centro, ndr). L'opera di convincimento politico, cioè, spetta tutta alla Prefettura che, però, non riconosce all'apertura di un secondo campo temporaneo per migranti la stessa importanza e la stessa priorità della giunta Tambellini.
«Prima di eliminare le tende e posizionare i moduli abitativi – spiega Sichi – dobbiamo individuare una valvola di sfogo (per 30/40 persone) che per il momento potrebbe anche non essere utilizzata, ma che in caso di necessità sia pronta a ricevere altri migranti. Riducendo il numero degli ospiti di via delle Tagliate a 40, non possiamo permetterci di correre il rischio di restare scoperti di fronte a possibili nuovi arrivi. E non possiamo neanche smontare le tende perché diciamo che non sono umane e poi rimontarle accanto ai prefabbricati per accogliere i migranti in più: oltre a creare una disparità evidente, daremmo adito a tensioni ingestibili. Dove e come individuare questa seconda area decida la Prefettura, di sicuro non nel comune di Lucca. Noi crediamo nel modello toscano dell'accoglienza, fatto di piccoli nuclei dislocati negli alloggi del territorio: anche i prefabbricati, al pari delle tende, dovranno mantenere la caratteristica della provvisorietà. Per questo non possono essere configurati come abitazioni: i bagni, la sala comune e la cucina continueranno a restare dove sono ora, nei capannoni esterni alla zona notte, ma l'accoglienza sarà migliore, perché i ragazzi avranno letti veri, e non brandine, luoghi protetti dall'umidità e dal freddo, realmente riscaldati. Quando? Vorremmo chiudere la vicenda prima di Natale».
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