Il Tirreno

Lucca

il progetto di creo

Carbonizzazione anche per i vivai

L’Università di Pisa studia altri utilizzi del processo per gestire i rifiuti

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LUCCA. Registra consensi il progetto per costruire, a Lucca e a Piombino, i primi due impianti di carbonizzazione idrotermale in Toscana, presentato alla Regione dalla Creo srl. Consensi fondati anche su collaborazioni, come quella con il dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell'Università di Pisa, da un anno a fianco della società lucchese guidata dall'imprenditore Luca Gelli, che ha scelto l'ateneo pisano come partner scientifico per lo studio e il miglioramento della tecnologia idrotermale impiegata per recupero e chiusura in loco del ciclo dei rifiuti organici.

«L'accordo quadro - spiegano le professoresse Sandra Vitolo e Maurizia Seggiani – tra il nostro dipartimento e la Creo srl prevede attività di ricerca sulla carbonizzazione idrotermale, attraverso cui analizzare aspetti specifici di questa tecnologia. Gli aspetti innovativi e le potenzialità di applicazione del processo rappresentano un’opportunità di ricerca. La carbonizzazione idrotermale può trovare applicazione e integrarsi anche nei cicli di trattamento dei rifiuti, in particolare organici, contribuendo a superare alcune criticità».

Il compostaggio, ad esempio, è caratterizzato, spiegano sempre le due docenti, «da tempi lunghi di lavorazione del rifiuto, elevata occupazione di suolo, esigenze di controllo di maleodoranze, stringenti specifiche di alta qualità del compost per l’utilizzo in agricoltura. La carbonizzazione idrotermale è caratterizzata da un ridotto consumo di suolo, un ciclo di lavorazione che si esaurisce in 8 ore, assenza di maleodoranze, autosufficienza di energia e acqua, emissioni minime di CO2, ridotte di circa 40 volte rispetto agli impianti di compostaggio e digestione. Questi impianti potrebbero integrarsi nella rete degli impianti già esistenti, tra cui quelli di compostaggio, per chiudere il ciclo dei trattamenti».

L'attività di ricerca dell'Università di Pisa si sta concentrando sulle possibili applicazioni in agricoltura e per usi industriali del prodotto ricavato, denominato hydrochar, assimilabile alla lignite di origine fossile e utilizzabile come suo sostituto. «Come spesso accade – concludono - c’è uno scollamento fra i tempi: se la tecnologia industriale è pronta a fornire un prodotto con potenziali applicazioni sia come ammendante agricolo sia in campo industriale, per quanto riguarda aspetti normativi, come l'inserimento della lignite di derivazione industriale nell'elenco degli ammendanti agricoli del ministero, siamo in via di definizione». L'utilizzo agronomico della lignite prodotto dalla carbonizzazione idrotermale suscita interesse: il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria ha chiesto alla Creo di compiere prove sperimentali per studiare il suo impiego nel settore agricolo e vivaistico.

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