Gioco
La follia omicida scatenata dall’idea di essere licenziato
LUCCA. Alzarsi alle 5,30 del mattino, percorrere oltre 10 chilometri a piedi con indosso una tuta, un k-way e un berrettino, fermarsi in un campo vicino alla sua abitazione per provare, esplodendo...
LUCCA. Alzarsi alle 5,30 del mattino, percorrere oltre 10 chilometri a piedi con indosso una tuta, un k-way e un berrettino, fermarsi in un campo vicino alla sua abitazione per provare, esplodendo tre colpi, la pistola sottratta al padre dall’armadio blindato e poi alle 7 attendere il capo reparto di fronte alla sua abitazione per sparargli sei colpi prima che raggiunga l’auto e poi freddarlo con altri sette quando è a terra. Infine percorrere un paio di chilometri e presentarsi ai carabinieri per costituirsi e consegnare il revolver ancora caldo. È quanto avveniva il 7 aprile scorso a San Filippo con una persona apparentemente docile e tranquilla che di colpo diventava un killer spietato. Massimo Donatini, 43 anni, ha ucciso l’incolpevole amico-caporeparto senza un vero movente. Anzi, il movente era nella sua mente incapace di discernere la finzione dalla realtà. Le battute, gli scherzi dalla verità. Al caldaista della Lucart sarebbe bastato andare in direzione e chiedere se davvero nei suoi confronti era in atto un provvedimento (oltretutto non è così semplice e immediato per un’azienda licenziare un dipendente) per evitare di distruggere in pochi istanti la vita di due famiglie. L’idea che quelle videocamere - in realtà installate dalla Lucart per controllare i macchinari e dismesse dopo poco tempo - fossero state messe nel locale caldaia per incastrarlo dopo che erano spariti cacciaviti, bulloni e altri utensili lo tormentava. Ma lui si fidava del capo reparto perché gli aveva chiesto il permesso di prendere quegli oggetti del valore di poche decine di euro. Per lui era una figura amica che, in pubblico, tesseva le sue lodi anche con i superiori. Ma quelle «voci di dentro», quelle frasi scherzose dei colleghi, lui le ha prese tremendamente sul serio. E quella frase «al tuo rientro troverai una lettera di licenziamento» ha avuto nella sua mente un effetto dirompente. (l.t.)
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